Ombre Rosse

Speriamo che il rimedio non sia peggiore del male

De mortuis nil nisi bonum, dice un vecchio proverbio latino. Dei morti non si parla che bene. Per questo la cosa migliore da fare quando si parla di Sergio Mattarella è non dire nulla, stare zitti. Non solo perché pare che il tizio sia assai vendicativo, dalla querela facile, fin da prima che i suoi Grandi Elettori del PD rispolverassero per proteggere il re nudo il reato di vilipendio del capo dello stato. Ma anche e soprattutto perché trovare del bene fatto da lui durante la sua carriera politica è impresa ardua.

Perché de mortuis? Perché la sua sembra sia, vivaddio, una storia politica alla fine. Il mandato presidenziale conferitogli da Renzi & C. scade a gennaio, qualcuno gli aveva proposto un bis come quello di Napolitano, ma pare che si accontenterà di chiudere il suo cursus honorum con il senatorato a vita che spetta agli ex del Quirinale. Restando come grande ed ascoltato vecchio di una politica italiana che proprio a staccarsi dalla prima repubblica non ce la fa. D’ora in poi consiglierà altri su quali danni fare alla democrazia in Italia, non li farà più in prima persona.

Personaggio su cui gli storici si sbizzarriranno. Sopravvissuto all’attentato mafioso che privò la sua famiglia del capo di allora, il fratello Pier Santi, si è accontentato per lungo tempo del secondo o terzo piano, tra i tanti peones della Democrazia Cristiana che venivano chiamati a farsi avanti soltanto quando c’era qualche basso servizio da fare.

Così, nel 1993 fece parlare di sé la prima volta, era la legge elettorale che salvava il proporzionale malgrado il popolo avesse votato per il maggioritario nell’omonimo referendum. Mattarella non si tirò indietro, non batté ciglio (anche quando si mostra sorridente i suoi occhi non sorridono mai) e sfornò la brutta, oltraggiosa legge che porterà per sempre il suo nome e che i democristiani di terza e quarta generazione sopravvissuti e confluiti nel PD cercheranno per sempre di mantenere in auge, con quei soli ritocchi che assicurano poltrone e potere al partito che le elezioni non le vince mai, ma le porta sempre a casa.

Più di vent’anni dopo, il suo momento è di nuovo arrivato quando Renzi aveva bisogno di qualcuno che, ancor più di Napolitano, assicurasse dal Quirinale un occhio di riguardo per maggioranze che sopravvivevano solo in parlamento, non nel paese. Il giurista Mattarella aveva fatto fino ad allora buona guardia sul sistema dalla Corte Costituzionale. Dal Quirinale si è assicurato che la repubblica restasse parlamentare, del parlamento cioè occupato da PD e 5 Stelle, che il popolo sovrano si rassegnasse e che l’opposizione si logorasse in una sterile attesa del suo momento.

E’ stata una lunga legislatura, presidente Mattarella. Anche se non ci fosse stato il covid, saremmo arrivati alla fine di questo settennato esausti. E completamente disamorati da una politica che lei si è fatto un dovere di rappresentare. Non ci mancherà, malgrado il rischio che dopo Nerone ci sia qualcuno di ancor peggio a sedere sul trono imperiale sia più forte che mai.

Autore

Mr. Bloogger

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