Ombre Rosse

Coronavirus, saremo di nuovo chiusi in casa?

Si apprende che l’Italia avrà un lockdown 2.0, una seconda ondata illiberale motivata da una presunta seconda ondata virale, allorché Emmanuel Macron annuncia ai francesi il couvre-feu a Parigi e nelle grandi città d’oltralpe. Ma noi siamo l’Italia, e siamo governati dal governo italiano. Nominalmente sì. Ma come sempre siamo il paese a sovranità maggiormente limitata d’Europa, ed anche quello dove l’isteria collettiva da Covid ha mietuto più vittime.

I sondaggi, fatti non si sa come e da chi, parlano di una maggioranza dell’opinione pubblica italiana a favore di una nuova serrata, una nuova zona rossa nazionale. A volerci credere, bisogna anche considerare che c’è una crescente fetta di quella stessa opinione pubblica che è contraria, sicuramente la più incazzata e che non lo manda a dire essendo in gioco a questo punto la sua stessa sopravvivenza alimentare (del pagamento delle casse integrazione attivate dal primo lockdown se ne è persa notizia all’altezza di giugno, e a dicembre il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali scadono).

E allora il governo italiano fa quello che hanno sempre fatto i governi italiani. Esegue, o crede di eseguire, in modo asinino e pedissequo direttive che in sostanza vengono da fuori. Ma lo fa con juicio, con giudizio, come dice il governatore spagnolo di Milano al suo cocchiere nei Promessi Sposi quando si tratta di uscire dall’accerchiamento della folla inferocita). Con pusillanimità direttamente proporzionale all’incompetenza.

Giuseppe Conte

Il terreno, anche per la plebe italiana che non ha mai brillato per riottosità, figuriamoci per tentazioni rivoluzionarie, va preparato a dovere, perché le corde non è mai sano tirarle fino al punto di rottura.  Ecco allora l’esempio autorevole, proveniente dall’Estero. In modo da poter dire: avete visto? I francesi… gli inglesi… i tedeschi… gli spagnoli… gli americani! Tutti chiusi! Noi no, noi no! In realtà, hanno già pronti i provvedimenti, scritti a regola d’arte. Saremo anche la provincia più remota e meno consapevole dell’Impero, ma siamo anche la patria del linguaggio, oltre che del diritto. Quando si vuole violentare quest’ultimo, si ricorre alla manipolazione del primo.

Così, ecco che non si dice più ordinanza, ma decreto del presidente del consiglio dei ministri (DPCM). Fa più fino, ed anche più giurisprudenziale, e soprattutto non richiede che il Parlamento si debba riunire a convertire alcun che. Non si dice più lockdown, si dice coprifuoco. Qui per la verità ci sarebbero esempi passati che dovrebbero evocare qualche brivido almeno lungo la schiena dei più anziani.

Presto saremo di nuovo chiusi in casa anche noi. Non sarà primavera, ma bensì autunno e poi inverno. Stavolta gli sgravi (non quelli fiscali che sono stati inesistenti, ma quelli economici) non basteranno nemmeno a pagare la bolletta del gas per il riscaldamento.

Siamo qui, ad aspettare le prossime disposizioni – inutili a contrastare un virus che si sta già attenuando per conto proprio come tutti i virus – di questo Conte, l’uomo di conseguenza di una terza repubblica che pensa già alla quarta e che nel frattempo si è fatto furbo e stavolta l’Italia la rimetterà a casa un pezzetto alla volta.

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Mr. Bloogger

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