Ombre Rosse

Coronavirus, una storia di ordinaria follia

Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Alla zona rossa ed alle ordinanze che cominciano a stringere. All’inizio più che altro i cordoni della borsa. All’opposizione che chiede da subito la previsione di risorse economiche per supportare coloro che (moltissimi) cominciano a risentire della recessione economica, Giuseppe Conte replica con i 3 miliardi del Patto di Stabilità. Praticamente il cip a poker.

L’Europa in questo momento non ci chiede nulla, soltanto di starle lontana, perché in questa fase (siamo alla fine di febbraio) pare che il coronavirus riguardi soltanto noi. Loro stanno tutti bene, e ti fanno ciao Italiacon la manina. Siamo noi che dobbiamo chiedere qualcosa all’Europa. Maastricht e Schengen è il caso di dimenticarci per il momento perfino dove si trovano sulla carta geografica.

La prima ordinanza di Conte, dicevamo, è stata poco più che un galateo per signorine. Ricordatevi di lavarvi le mani, e se proprio dovete starnutire non lo fate nel viso a chi vi sta accanto. Il metro di distanza, francamente, in tante situazioni sembra come voler fare il gioco della bandierina. Ma comunque la paura e le notizie dalla zona rossache la alimentano cominciano a fare 90.

La gente un po’ storce la bocca, un po’ si lascia prendere la mano dagli ultimi sussulti di movida, il carnevale prima dell’imminente quaresima, un po’ comincia a dar retta a quel galateo e soprattutto a qualcuno dei medici che più seriamente illustrano i rischi connessi all’epidemia. Il fatto è che i contagi aumentano, le strutture sanitarie lombardo-veneto-emiliane sono già sotto stress, si contano i primi morti.

Quando l’apparato di governo ed i mass media cominciano a diffondere non più messaggi che minimizzano ma messaggi che in maniera neanche tanto subliminale mettono l’accento sulla più ancestrale delle paure, quella della peste nera(una nota trasmissione radiofonica della Rai passerà una intera settimana a rievocare il 1348 di boccaccesca ed il 1628 di manzoniana memoria, tanto per gradire), nessuno scherza più, nemmeno Conte e la sua maggioranza, impegnata fino a quel momento a farsi fotografare durante aperitivi né più e né meno come i giovanotti lungo i navigli milanesi o nelle piazzette romane.

Scatta qualcosa nel rapporto tra istituzioni e cittadino. Fino a quel momento, ed è un fatto senza precedenti perché di solito non lo tieni zitto nemmeno con il mal di gola, Sergio Mattarella si è tenuto in disparte. Il sistema non ha realizzato ancora il pericolo, o presunto tale, ed il custode del sistema non ha dedicato una parola – tra le tante che proferisce quotidianamente – a quella che si sta delineando sempre più come una emergenza. Per di più affrontata nell’isolamento totale o quasi dal resto d’Europa.

Una bella sera il Presidente annuncia un suo discorso a reti unificate. Al di là di quello che dice e della sua espressione finalmente preoccupata, è come un segnale. Da quel punto in poi il governo si muove con un altro piglio. Conte, che di lì a poco si paragonerà a Winston Churchill promettendo lacrime e sangue, prende in mano la situazione quasi come un governatore militare. Sì, ma di quelli di Caporetto. Nelle sue ordinanze successive si capisce solo che la zona rossa si allarga. Quanto agli altri provvedimenti, siamo allo stesso livello di chiarezza delle gride manzoniane.

Per chi predilige corsi e ricorsi storici più recenti, siamo appunto a Caporetto. E non è tutto. Si sta preparando il passo successivo. Quello dell’8 settembre.

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

Lascia un commento