Contromano

La morte non è uguale per tutti

La condanna di Moretti, ex boss di Ferrovie dello Stato, per il disastro di Viareggio è stata una condanna  in massima parte demagogica che ha una logica perché emessa in  un Paese ancora influenzato da una atavica  mentalità comunista e profondamente giustizialista, ancora attaccata alla tradizione che vuole punire il padrone in quanto tale, anche se non è materialmente  riconducibile a lui il fatto doloso o colpevole, ma solo perché, in quanto è espressione della proprietà e quindi si deve prendere le colpe anche dei suoi dipendenti che, come tali, costretti a lavorare per necessità non sono mai punibili.

In teoria non è così ma lo è nella pratica quotidiana, da moltissimi anni.  Si tratta di condanne non civili, alle quali peraltro le vittime di Viareggio avevano rinunciato, ma penali. Quindi si condanna il capo di turno ad andare in galera per l’inadempienza, l’incapacità o addirittura al dolo di suoi dipendenti.

Ieri un grave incidente: il deragliamento del treno ad alta velocità con la morte dei  macchinisti che sono a tutti gli effetti  morti sul lavoro. Il nuovo capo delle Ferrovie dopo le esperienze del suo predecessore cosa farà?  Scapperà  in Sudamerica? Forse no perché non c’è stata la strage.

Certo che, con lo stipendio che percepisce, secondo la mentalità giustizialista  italiana, doveva essere lui tutte le notti a controllare, come avrebbe dovuto farlo Moretti del resto, i binari, le carrozze, le longarine, in tutta la rete ferroviaria nazionale!

Il concetto che anche i lavoratori dipendenti devono essere responsabili di quello che fanno  non è ammissibile in un paese di mentalità e tradizione social-comunista. Naturalmente  fanno  eccezione  i casi in cui sono coinvolti politici  o ancor di più  magistrati, i quali non solo sono impunibili ma, di fatto, anche non perseguibili.

Da questi presupposti anche il concetto di morte sul lavoro viene falsato.  La definizione di  morti sul lavoro infatti,  di cui tanto  parlano le istituzioni, i sindacati e il clero  vale solo  per i lavoratori dipendenti, invece gli artigiani, gli agenti di commercio, i professionisti , i piccoli imprenditori che muoiono in viaggio o per infortuni mentre vanno a giro per il mondo anche quando il tempo è brutto, quando sono in cattive condizioni di salute, magari in Paesi a rischio, per andare a trovare lavoro, a creare posti di lavoro, a promuovere il lavoro delle proprie o altrui aziende,  quelli no!

Loro non muoiono sul lavoro, in quanto non dipendenti, non sono considerati vittime ma  figli di buone donne che invece di lavorare  forse muoiono in viaggio di piacere, per guadagnare, per il profitto, per il vil denaro!  A loro, che muoiono tutti i giorni nell’indifferenza più totale, come diceva il Foscolo prescrisse il fato illacrimata sepoltura.

Autore

Adolfo Galli

Adolfo Galli

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