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Miele, calo di produzione e concorrenza estera “tarocca”

Un’annata 2019 drammatica per il miele toscano, con un crollo delle produzioni dell’85% dovuto alle condizioni climatiche ed una concorrenza insostenibile dei paesi extraeuropei, Cina in primis, che possono contare su costi di produzione minori di cinque volte e di regole meno stringenti che però lasciano dubbi sulla qualità del prodotto finale.

Impossibile competere con i prezzi del prodotto da importazione: troviamo negli scaffali vasetti di miele da mezzo chilo a 1,29 euro, mentre un prezzo remunerativo per la stessa quantità di miele prodotto in Italia è di almeno 5 euro per il millefiori e da 6 euro per il monofloreale.

Nel 2018, la produzione di miele nell’Unione Europea è stata di 283mila tonnellate. Tuttavia, l’UE non è autosufficiente e importa circa il 40% del miele da paesi terzi, Cina ed Ucraina su tutte. Come spiega un recente rapporto, sul mercato interno cinese, il miele viene venduto ad un prezzo compreso tra 9,02 e 36,09 euro al chilo mentre il prezzo all’importazione del miele cinese destinato al mercato europeo è compreso tra 0,90 e 2,71 euro al chilo.

Questa differenza di prezzo non può essere spiegata diversamente che da un’aggiunta massiccia di sciroppo di zucchero, dal costo compreso tra 0,45 e 0,54 euro al chilo. Gli esperti ritengono che il volume totale delle importazioni di miele cinese sia costituito al 70% da sciroppo e al 30% da miele.

La possibilità di un miele prodotto con regole diverse è testimoniata anche dalla definizione di miele che in Cina è diversa da quella dell’Unione Europea e del Codex Alimentarius. Il miele nella legislazione europea è una sostanza dolce naturale che le api producono dal nettare di piante che esse bottinano, trasformano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare.

Ciò implica che non è permesso alcun intervento umano nel processo di maturazione e deumidificazione del miele da parte delle api. Nella definizione cinese di miele, la deumidificazione non viene effettuata dalle api, ma attraverso un processo artificiale di deumidificazione attiva. Tale metodo rende il processo di produzione più rapido e meno costoso e il prodotto ottenuto è un nettare deumidificato artificialmente e non maturo. 

Non dobbiamo dimenticare che l’apicoltura è un’attività rispettosa dell’ambiente, perfettamente integrata ad ecosistemi e habitat naturali. Il servizio di impollinazione reso dall’apicoltura in sinergia con gli impollinatori selvatici è fondamentale per l’agricoltura e l’orticoltura in Europa e per la biodiversità.

Autore

Mr. Bloogger

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