Ombre Rosse

Prato, quale Wong?

Pochi giorni fa si è accesa una animatissima discussione in Consiglio Comunale sulle manifestazioni di Hong Kong, ma la partita vera si è tenuta domenica scorsa. Infatti si sono svolte le elezioni dei 18 Consigli di quartiere della ex colonia britannica. Le urne hanno decretato un clamoroso successo delle forze democratiche anti-Pechino, che si sono aggiudicate una maggioranza netta dei seggi, con percentuali plebiscitarie.

Il simbolo della forze democratiche di Hong Kong è il 23enne Joshua Wong, che non più tardi di qualche giorno fa indirizzava un appello all’Italia perché compisse più pressioni sul governo cinese per ottenere maggiori aperture alle istanze dei manifestanti. Alcuni analisti politici ritenevano che le proteste degli scorsi mesi, che avevano parzialmente frenato i commerci e l’attività finanziaria di Hong Kong, avrebbero potuto innescare un voto pro-Pechino, ma questo non si è verificato.

Gli hongkonghesi hanno ritenuto che il prezzo economico fosse accettabile se dall’altro lato della bilancia c’è la libertà. La stragrande maggioranza dei votanti ha voluto mandare un segnale di sfiducia all’attuale governatrice, che è un fantoccio delle dittatura cinese.  Il Partito Democratico di Prato ha votato la mozione scritta dal Consigliere Marco Wong in cui si voleva mettere in evidenza anche il costo economico-finanziario delle proteste degli ombrelli di Hong kong, come se le ragioni del mercato e quelle della democrazia si potessero trattare sullo stesso piano.

Marco Wong e Teresa Lin, consiglieri comunali a Prato

Alcuni vorrebbero farci credere che le vicende che accadono sotto l’ombra della Grande Muraglia non riguardano Prato. Questi soggetti o mentono sapendo di mentire o nuotano in una inaccettabile ignoranza. La nostra città accoglie tra regolari ed irregolari, la più grande comunità cinese d’Italia, se non d’Europa. L’imprenditoria e i capitali cinesi che operano su Prato, hanno uno strettissimo legame con la madrepatria, come rivelano i flussi finanziari sia in entrata che in uscita.

Prato ha in innegabile cordone con la Cina, come viene ribadito costantemente dagli operatori del settore economico che non si risparmiano mai di premunire una apocalisse cittadina nel caso in cui la comunità cinese all’improvviso se ne andasse. L’opportunità di stringere o allentare questo cordone divide la classe politica e si appresta a più interpretazioni. Ma sostenere che le vicende cinesi non ci riguardano è una balla colossale.

Conoscere e comprendere le evoluzioni politiche del Dragone permette agli amministratori locali di prevedere le conseguenze industriali e finanziarie che potrebbero riflettersi sulla città ed elaborare nuove strategie. Hong Kong e la Cina interessano indirettamente anche la vita del residente di San Giorgio a Colonica che ha il giardino confinante col Comune di Campi Bisenzio. Già abbiamo Di Maio Ministro degli Esteri e la cosa fa già ridere così. Prato non può abdicare a gettare uno sguardo sul mondo e soprattutto ad oriente.

 

Autore

Andrea Sarti

Andrea Sarti

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