Auto e Motori

Stefano Biondetti ed Enrico Seri: quando la passione si trasforma in Museo

Stefano Biondetti ed Enrico Seri sono i proprietari del Museo Biondetti, un’esposizione privata di meravigliose auto d’epoca e di oggettistica antica e ricercata. La loro collaborazione scaturisce sia dalla loro passione per il motorismo ed il collezionismo, che dalla volontà di ricordare un pilota automobilistico che molto probabilmente non è stato sufficientemente riconosciuto in Italia: «Tutti – precisa Enrico Seri – si ricorderanno di Tazio Nuvolari ed un po’ meno, a torto, di Clemente Biondetti, eppure il secondo ha vinto quanto, se non più, del primo».

Enrico Seri – che di professione è medico – ha iniziato a collezionare macchine d’epoca circa 35 anni fa e la prima auto storica fu proprio una Mercedes 190 SL da restaurare. Si occupò egli stesso del restauro, studiando e mettendo in pratica le nozioni apprese sui libri: «Col tempo lavorai anche ad altre macchine e per me svolgere quest’attività è un’azione volta ad arricchire e mantenere un patrimonio di tutti. Le auto che possiedo sono sì di mia proprietà adesso, ma allo stesso tempo sono un custode di un oggetto che poi passerà ad un altro che a sua volta lo custodirà».

Questo museo privato è in linea con il concetto sopra richiamato, infatti, Enrico e Stefano sono disponibili a mostrare il salone a chiunque sia interessato ed oltre alle auto all’interno si trovano moto, radio e bici antiche. Da precisare che le auto facenti parte della loro esposizione sono quelle che hanno espresso qualcosa nella storia del motorismo:

«Le nostre auto – ci dicono i due collezionisti – non sono pezzi banali, al contrario, hanno rappresentato un qualcosa di specifico: La Ferrari Dino è la macchina un po’ più economica che fece Enzo Ferrari per ricordare il figlio scomparso, la Porsche 356 rappresenta la storia del marchio, infatti, se si guardano quelle nuove notiamo che la loro parte posteriore è identica al modello degli anni 1940».

Non solo, l’Alpine A110 è stata la prima vera macchina da corsa che vinse il rally di Montecarlo e quindi il sogno di ogni ragazzo degli anni ‘70, come lo fu la Giulietta Sprint per i giovani classe 1950-1960. Nella loro collezione, inoltre, troviamo anche le Triumph che, come le MG, sono l’espressione della semplicità e della sportività degli inglesi.

«Nel nostro salone abbiamo anche auto più moderne, come il Testarossa, cioè la prima macchina marchiata Ferrari con il motore posteriore, la Porche Turbo e la familiare Jaguar. Auto più moderne ma che hanno comunque segnato una precisa epoca e che quindi ci siamo sentiti in dovere di inserire nel nostro museo», aggiunge Enrico.

Il Museo dei due appassionati di auto d’epoca ed altro, quindi, è un modo non solo per esternare la loro più grande passione , ma anche per ricordare il pilota Clemente Biondetti, grande professionista con un carattere schivo, autorevole, irascibile, ma allo stesso tempo umile.

Volto a quest’ultimo scopo, troviamo a Firenze anche la Scuderia Automobilistica Clemente Biondetti, di cui Stefano è vicepresidente: «Come Scuderia organizziamo vari eventi come la Firenze Fiesole, la Scarperia-Giogo, il Mugello Classico, sempre come parata, e la Strade Bianche-Vino Rosso, un concorso di eleganza nel Chianti dove invitiamo un gruppo ristretto di amici. Infine, un ultimo appuntamento importante da ricordare si è tenuto il 5 dicembre scorso, quando il pilota automobilistico italiano Simone Faggioli è stato premiato nel Salone dei Cinquecento».

Autore

Redazione

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