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Irene Sanesi, passione, impegno e curiositas: gli ingredienti per il successo.

Nella nostra epoca realizzarsi a livello lavorativo non è affatto semplice ma, talvolta, la dedizione, lo studio, la passione ed il desiderio umano di conoscenza, ricompensano i sacrifici sostenuti.

E’ il caso della pratese Irene Sanesi che, oltre ad essere dottore commercialista e revisore legale, ricopre cariche di rilievo, come quelle di presidente dell’Opera di Santa Croce, della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana e presso il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti del gruppo di lavoro Economia e Cultura. Non solo, è anche socio fondatore e partner di BBS-pro Ballerini Sanesi professionisti associati e di BBS-Lombard, con sedi a Prato e Milano.

Irene ha studiato al Liceo Scientifico del Convitto Nazionale Cicognini di Prato ed, in seguito, ha scelto di frequentare la facoltà di Economia e Commercio. Questa decisione non fu scontata e priva di tentennamenti:

«L’istinto mi conduceva verso Storia dell’Arte, tuttavia, con la tesi di laurea in Storia Economica Medievale ho ricucito quello strappo, arrivando poi da autodidatta all’arte attraverso un percorso meno convenzionale e scontato; infatti, allora non vi era traccia della disciplina Economia della Cultura».

La vita di Irene è ad oggi ricoperta di molti impegni lavorativi, ma a lei questo pare non pesare e la ragione è l’amore che ha per il suo lavoro. Fin da piccola sognava di seguire le orme di suo nonno e di suo padre, entrambi dottori commercialisti, ma la finestra sull’arte che ha aperto dentro la sua professione le ha permesso di unire inscindibilmente passione e lavoro.

Coerentemente al suo titolo di studio si occupa, in particolare, degli aspetti economici gestionali e fiscali della cultura a tutto tondo e negli ultimi anni ha posto una particolare attenzione alla parte strategica e di change management. Inoltre, con il gruppo di lavoro del Consiglio Nazionale sta conducendo un’attività di grande rilevanza «Da pochi mesi l’organo ha ampliato la presenza ad avvocati e notai e stiamo conducendo un’attività che tocca aspetti di riforma legislativa delle norme del settore, sia per la cultura che per il mercato dell’arte, ambiti su cui si fonda una larga parte del PIL del nostro paese».

Prato è stata una città che ha offerto significative opportunità per la sua crescita professionale perché la complessità del tessuto produttivo (in senso ampio) comporta tenere l’asticella alta ed essere tempestivi:

«Non basta sapere e saper fare, c’è bisogno di un sapere contestuale e trasformativo che sono l’essenza dell’evoluzione e della crescita nel corso della vita. La mia città mi ha insegnato la massima del premio Nobel per la fisica P. W. Anderson: non conta essere i giocatori migliori; conta inventare nuovi giochi. Tre anni fa abbiamo inaugurato la sede milanese del mio studio BBS-Lombard ed è stata quasi una passeggiata, tanto eravamo pronti».

Una brillante carriera che la donna deve conciliare con la sua vita privata perché è moglie e madre di tre figli. Ci confida che ha sempre desiderato una famiglia numerosa e «I bambini – aggiunge – sono un dono, una grazia. Le conciliazioni si trovano sul cammino, così come i tanti aiuti delle persone più vicine, a partire da mio marito, nonché il mio primo sostenitore».

Di recente la Sanesi ha presentato il suo libroBuona Ventura, lezioni italiane di storia economica per imprenditori del futuro. Il titolo richiama il saluto con cui spesso i mercanti si congedavano nelle missive. Oggi quel saluto è un auspicio, un messaggio di speranza e fiducia.

«Questo saggio – precisa l’autrice – partendo dalla lezione del mercante pratese Francesco Datini, invita gli imprenditori contemporanei a riflettere sui suoi straordinari vantaggi competitivi: propensione al rischio e all’innovazione, reinvestimento degli utili nelle proprie aziende, formazione robusta, scelta dei soci e collaboratori con criteri meritocratici. Solo riportando al centro una visione umanistica dell’impresa possiamo pensare di continuare ad essere, come Made in Italy, un modello».

Irene al sostantivo carriera preferisce accostare l’aggettivo felice al posto di brillante. Le abbiamo chiesto quali sono stati gli ingredienti che ha usato per raggiungere la realizzazione lavorativa e ci ha risposto così:

«La curiositaslatina che ci fa essere onnivori, che ci fa recuperare la visione d’insieme e per questo sono grata a mio padre che quando ero piccola metteva sullo stesso piano le giganti rosse ed il regista russo Tarkovskij, la matematica e Mozart. Non solo, l’ascolto autentico nella sua dimensione umana, sia con le orecchie, come mi ha insegnato mia madre, che con i suoi sorrisi e la fede».

Infine – ci racconta – è stato proficuo considerare, seppur in una galassia di variabili, le conseguenze delle nostre azioni. Emblematica a tal proposito è l’espressione stendere l’ombra del futuro, che ci invita a valutare gli effetti di una scelta, educandoci alla responsabilità e dunque all’impegno.

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Redazione

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