Ambiente

Convivere con i rifiuti: la testimonianza di Ivo Vignali

«Convivere in azienda con i rifiuti e, quando finalmente si riesce a liberarsene, spendere per lo smaltimento cifre molto elevate, che incidono significativamente sul bilancio: è questo che sta accadendo alla Vignali». A parlare è Ivo Vignali, presidente del consiglio di amministrazione di Vignali spa, impresa pratese del comparto finissaggio specializzata nel trattamento di velluti e tessuti per arredamento.

La Vignali non è un’eccezione. Le imprese tessili pratesi, soprattutto le lavorazioni conto terzi, sono da mesi alle prese col problema dello smaltimento dei rifiuti. Le ditte specializzate hanno crescenti difficoltà nel trovare impianti in grado di ricevere i rifiuti speciali, cioè gli scarti industriali classificati come non pericolosi. Nel caso del tessile si tratta soprattutto di peluria, residui di filati e ritagli delle pezze di tessuto che, come accade alla Vignali, sono sottoposte ai trattamenti di finissaggio.

«I tessuti da arredamento che trattiamo in azienda sono piuttosto pesanti; le testate di ciascuna pezza, scartate al termine dei processi di finissaggio, pesano almeno 600 grammi, qualche volta arrivano al chilogrammo – spiega Ivo Vignali -. Ogni giorno lavoriamo alcune centinaia di pezze e arriviamo a produrre 4 quintali di rifiuti che portiamo nel piazzale, imballiamo e predisponiamo per lo stoccaggio in azienda. Il ritiro infatti ha tempi lunghi e costi sempre più elevati: dall’inizio dell’anno gli incrementi sono del 40%-50%. Qualcuno mi chiede: ma non potreste riutilizzare o riciclare tutto questo materiale? Magari, rispondo. In primo luogo non tutti gli scarti sono riciclabili; ma anche quelli che lo sono non hanno mercato. I cenciaioli di una volta sono sempre più rari».

Il rammarico di Vignali e di tanti altri imprenditori tessili pratesi nasce dalla constatazione che proprio oggi che l’economia circolare è diventata di attualità riciclare gli scarti tessili è particolarmente difficile. Molta la burocrazia necessaria per far classificare i residui di produzione come sottoprodotti da reimmettere nel ciclo produttivo e da sottrarre quindi al ciclo dei rifiuti. L’associazione a cui aderisce Vignali spa, Confindustria Toscana Nord, ha elaborato delle linee-guida per facilitare l’iter: è un valido aiuto, ma non basta.

«Bisogna ripensare la questione fin dalla base – conclude Vignali -. Ciò che può essere riutilizzato è bene che lo sia, facilitando i passaggi necessari e favorendo la creazione di un mercato per i prodotti di riciclo. Ma tutto ciò che non può essere riutilizzato, e rimarrebbe comunque tanto anche con le pratiche più virtuose, deve essere smaltito con tempi e costi ragionevoli. Se servono impianti nuovi si facciano: cosa si aspetta? Di essere sommersi dai rifiuti?».


Vignali Spa ha le sue radici nelle attività tessili del padre di Ivo Vignali, avviate nel 1947. Il fatturato complessivo è di 12 milioni annui (capogruppo Vignali spa e tintoria Ma.Vi. srl) e i dipendenti sono 105. Con l’entrata in azienda, ormai da anni, delle figlie di Ivo Vignali Barbara e Silvia, siamo alla terza generazione di questa impresa familiare.

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Redazione

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