Cultura e Arte

Il buio dell’anonimato risplende con Jacq

Girando per il centro storico di Prato (e non solo), è quasi impossibile non imbattersi in qualche adesivo di Jacq, pittore che ritrae i volti pratesi attraverso minimi particolari come bocca e sopracciglia. Niente occhi, niente naso, e soprattutto nessuna espressione. Eppure di espressività ne hanno da vendere. Jacq è il ritrattista senza volto che brilla di luce propria nel buio dell’anonimato, da cui riesce a trarre la sua forza. Si è affacciato sulla scena in punta di piedi emergendo dal nulla, a suon di stickers e post sui social network, ed adesso non riusciamo più a farne a meno. È così che il misterioso artista ha deciso di raccontarci il suo progetto Volti di Prato, estremamente legato al territorio pratese, e le sue future aspettative.

La mostra intitolata I Volti sita all’interno dell’ex Chiesa di San Giovanni dal 14 al 27 aprile ha avuto un grande successo ed ha visto un consistente numero di partecipanti. Sei rimasto soddisfatto dall’esito della tua prima esposizione? «L’inaugurazione è andata al di là di ogni aspettativa: oltre alla presenza moltissime persone, hanno partecipato anche il sindaco e l’assessore alla cultura. La mostra ha visto in totale 300 visitatori in due settimane di permanenza. Questa è stata la mia prima esposizione personale e mi è sembrato giusto e doveroso farla a Prato, dove il progetto è nato: è questo il mio punto di partenza. È un progetto che parte da qua, parla di Prato e della gente di Prato, ma è anche vero che questa dimensione sta iniziando a diventare stretta: è soprattutto il mio modo di dipingere le persone che deve riuscire ad uscire al di fuori.

L’anonimato è la tua comfort zone, tant’è che non hai partecipato all’inaugurazione. La tua assenza ha fatto percepire ancora di più la tua presenza sul territorio, qual è il messaggio che hai voluto lanciare? «Per quanto volessi, era giusto essere coerente con quanto fatto fino ad adesso e mantenere l’anonimato. Presenziare avrebbe significato dichiararsi pubblicamente, ponendo così più attenzione su di me piuttosto che sulle mie opere. L’importanza del mio progetto sta nelle persone ritratte, e non in chi le ritrae: il protagonista non sono io, non è l’opera in quanto opera, ma la persona rappresentata in quanto individuo.»

Stabbed Heart

La base sono quindi le persone, private di quasi ogni tratto. Come scegli i soggetti e come ti comporti di fronte ad una tela completamente bianca? «I volti del progetto sono soggetti che per un qualsivoglia motivo mi colpiscono. Decido io chi ritrarre, senza forzature, e questa è una garanzia di autenticità nei confronti della mia arte e del messaggio che voglio trasmettere. So già come verrà il quadro una volta finito: ad esempio, una volta scelta la persona ho già in mente un colore ben preciso da accostare al volto. I dettagli che dipingo sono minimi, ma riconoscibili: questo significa cogliere l’anima dell’individuo. Inoltre, sono quasi tutti quadri rettangolari.

La mia ultima opera intitolata Stabbed Heart ha invece una forma rotondeggiante con un colore vivo sullo sfondo, e vede anche il tatuaggio sul collo della protagonista. Con questo sono uscito fuori dalle righe, sia perché è giusto di tanto in tanto dare una sterzata, sia perché è una personalità talmente forte che meritava un’innovazione. Per di più è il primo quadro inedito: è stato prima presentato dal vivo e solo dopo lanciato sui social, e devo ammettere che è valso come elemento attrattivo.»

Il 25 maggio è uscito un video chiamato “Prato ti prende. Contemporaneamente” sulla pagina Facebook Città di Prato, il braccio comunicativo del comune, ed appari anche tu. Come sei entrato in contatto con questa realtà?
«I video proposti da Città di Prato sono dei video promozionali commissionati dal comune di Prato a scopo turistico. Questo in particolare vede riprese di realtà diverse accomunate dal tema della contemporaneità, con la rappresentazione del fervore artistico all’interno delle zone industriali locali. La produzione, Alkemia Film, mi ha contattato per dirmi che avrebbero fatto delle riprese per mettermi all’interno di questo lavoro. Agli occhi della città mi conferisce una valenza ufficiale, facendo acquistare al mio progetto una connotazione artisticamente più valida: è un video in cui si ritrovano nomi rinomanti, come il Pecci, e sicuramente mi permette di essere percepito in maniera più seria. Non mi aspettavo di essere notato e posto all’interno di un video ufficiale che è alla portata di tutti, è stata una grande soddisfazione.»

All’attivo vanti ben tre esposizioni in tre luoghi diversi, ossia alla biennale di Venezia, a Vicenza ed infine la tua personale. Adesso hai in ponte altre mostre in cui esibire le tue opere al di fuori della realtà pratese?n«Sì, per me è molto importante dargli una connotazione nazionale ed uscire così al di fuori delle quattro mura di casa, in modo da ampliarlo ed allargarmi il più possibile. La prossima si terrà all’Arsenale di Verona nelle giornate dell’8, 9 e 10 giugno. L’evento in questione è molto importante e si chiama Autentica Fair, una vera e propria fiera dell’arte che è stata organizzata dall’associazione culturale Vernice Contemporanea e curata dall’artista Massimo Casagrande. L’Arsenale è in pieno centro storico e le mie opere verranno affiancate (o forse è meglio dire che saranno queste ad affiancare) quelle di grandi artisti contemporanei nazionali come il veneto Maurizio Cattelan, uno degli artisti più quotati del momento, Joseph Beuys, Emilio Vedova, Schifano. Sono solo alcuni dei maggiori, che considero i grandi maestri dell’arte contemporanea; è una fiera valida, che ha una connotazione nazionale ed è un’ottima vetrina per me. Inoltre, è proprio Vernice Contemporanea che ha allestito le mostre precedenti a Venezia e a Vicenza alle quali ho partecipato.»

I volti di Prato

Facciamo un bilancio: sotto l’aspetto dell’arte contemporanea, Prato sta crescendo ed i riconoscimenti stanno arrivando. Sei soddisfatto di quello fatto fino ad ora? «Sicuramente se un anno fa mi fossi immaginato adesso, mai mi sarei aspettato di essere come sono oggi. Sono riuscito ad arrivare a delle mostre fino in Veneto e ad avere la mia mostra privata, addirittura riportata in un video promozionale del comune: mi sarei sicuramente messo a ridere bonariamente, mai avrei creduto potesse accadere. Nonostante sia artisticamente giovane, ho avuto una crescita abbastanza veloce e sto acquistando autorevolezza, ed il fatto che sia la mia città a rendermi merito è una soddisfazione immensa. Prato sta crescendo con la giusta mentalità ed il fermento non manca, basti vedere l’imponente presenza del Pecci, che sta alimentando il fervore contemporaneo. Questa è la cosa positiva che deve emergere, il fermento multiculturale nelle zone industriali è come uno specchio artistico della città che Prato è adesso e che sta diventando. Ad esempio, l’ambiente riqualificato di corte Genova è uno dei crocevia di questo movimento, dove si incontrano idee di diverse culture e diversi giovani artisti, ed è proprio questo elemento multiculturale che sta facendo crescere la nostra città. È come il quartiere di Kreuzberg degli anni ’70 ai tempi di David Bowie!»

E invece per quanto riguarda il futuro, che progetti a lungo termine hai in mente? E soprattutto, qual è il sogno nel cassetto? «Per il momento non ho niente in ponte, per il semplice motivo che sento di avere ancora molto da dare a questo: Volti di Prato è solo il punto di partenza. La voglia di esportare il mio modo di dipingere le persone in tutta Italia è forte e la strada è lunga, ma l’anima del progetto è talmente universale che deve uscire al di fuori di Prato. E poi chissà, magari un giorno riuscirò ad esporre le mie opere al Pecci, quello sì che sarebbe la realizzazione di un sogno!»

Competenze artistiche, sensibilità emotiva e innovazione. La forza di Jacq sta nella sua tecnica della rappresentazione, caratterizzata dalla semplificazione intesa come mostrare l’essenziale. I soggetti si riconoscono nelle sue opere e vi instaurano un legame emozionale, sentendosi scavate nel profondo delle loro anime. È come guardarsi allo specchio senza vedersi interamente, proprio perché è nei minimi tratti distintivi che si trova la parte più profonda e più intima dell’essenza.

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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