Ombre Rosse

Giovani e donne: una delusione di Parlamento

All’indomani del 4 marzo, i risultati elettorali sono stati interpretati come un terremoto politico. Ad oltre due mesi di distanza, la sensazione invece è che la terra non abbia tremato e non vi siano crepe nei palazzi del potere. Non è avvenuto un sisma, è arrivata una glaciazione. Tutto è immobile, fermo, paralizzato.

In questa ghiacciaia si stanno muovendo tre giovani: Salvini, Di Maio, Renzi. Dopo le elezioni politiche pareva crollata la Seconda Repubblica e le mummie della vecchia classe dirigente messe definitivamente nei loro sarcofagi. Gli unici che non sembrano essersi accorti dell’importanza del passaggio storico, è quel trio di giovani politici. Coloro che hanno sulle spalle il futuro del Paese si sono slanciati in schermaglie degne di una partita parrocchiale ed a ripicche adolescenziali in una contesa amorosa.

L’opinione pubblica, in questi sessanta giorni, si è abituata alle più spericolate giravolte dei nuovi leader durante le delicate operazioni per la formazione del Governo. Ormai nessuno si stupirebbe vedendo Di Maio, Salvini e Renzi che vagano per la Camera dei Deputati alla ricerca di una play station mentre aspettano la chiamata di Mattarela.

In nuovo Parlamento ha il maggior numero di giovani e di donne della storia della Repubblica. Il tempo per fare un bilancio certamente non è maturo. Tuttavia il silenzio, l’immobilismo, l’incapacità di creare proposta politica fa emergere prepotentemente il dato che è un Parlamento di disoccupati, miracolati, paracadutati e donne che sono lì per una mera questione di quote rosa.

I politici della Terza Repubblica sono i nipoti che scimmiottana i riti della Prima.  Si attendeva un’epoca di cambiamento bensì, per adesso, si assiste ad una pagliacciata. Ragazzoni abituati a fare annunci nei centoquaranta caratteri di Twitter, si sono rivelati incapaci in sessanta giorni di disegnare una prospettiva per l’Italia.

A prescindere dalle diversità politiche, si presentavano le condizioni per un patto di una nuova generazione alla guida del Paese, invece sembra di assistere ad una gita del liceo. I temi caldi come la disoccupazione, i giovani italiani che espatriano, l’immigrazione e le crisi internazionali sono sparite dal dibattito politico. Il Dossier Statistico Immigrazione 2017, elaborato dal centro studi e ricerche Idos, ci dice che gli emigrati italiani sono oltre 250 mila l’anno, tanti quanti erano nell’immediato dopoguerra.

Il 64% degli eletti è alla sua prima esperienza parlamentare ed è inconcepibile pensare che nessuno, mosso da una sana impulsività, si sia levato denunciando quanto sia indecente l’inconcludenza a cui stiamo assistendo. Mentre le trattative per il nuovo Governo sono ferme al palo, nessuno si è preso la briga all’interno del Parlamento di formare delle Commissioni, seppur provvisorie ed ufficiose, almeno per iniziare a parlare di problemi e di soluzioni.

È possibile che tutti questi neofiti della politica si siano già dimenticati i buoni propositi della campagna elettorale e siano già diventati distanti anni luce dal Paese reale? Si sono scordati le preoccupazioni e le sofferenze dei loro coetanei che hanno sempre minor fiducia e speranza nelle Istituzioni?

La giovane generazione al potere sta ripercorrendo tatticismi degni della Prima Repubblica nella trattative per la formazione del Governo. Manca però la cultura, la capacità d’analisi ed un po’ di amor proprio. A questo deficit di qualità, la nuova classe politica crede di sopperire sostituendo le camminate a piedi alle auto blu, i colletti sbottonati della camicia alle cravatte di Marinella, la colf in nero al barbiere della Camera.

Blu, nero, camicie, barbieri. Doveva essere un terremoto, invece era un’orda di fashion blogger.

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Mr. Bloogger

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