Cultura e Arte

Prato e il Sacro Cingolo mariano… quante storie per una cintura

Prato non è una semplice città e neanche una città semplice. E’ un pianeta laborioso, dal moto perpetuo, aperto –  un tempo come oggi – a mondi e continenti diversi; una città, che da millenni procede in direzione orgogliosamente autonoma, tessendo lane, storia e cultura. Prato da sempre è legata ad un filo: lo sa bene la sua gente, fatta di lavoratori, traffichini, inventamestieri, come ha stigmatizzato alla perfezione quel maledetto pratese di Curzio Malaparte. Dal fuso al telaio, fino alle più complesse e sofisticate tecnologie, la città ha sperimentato reali e continuamente evocate età dell’oro, accanto a nere e drammatiche crisi.

Posta in un territorio complesso, attanagliata dalle vicine Firenze e Pistoia, Prato si è battuta per secoli nel ricercare e rimarcare la propria specificità: a lungo si è attesa un’autonomia religiosa, concretizzatasi nell’istituzione della Diocesi (1653) e nell’elezione di un Vescovo proprio (1954); altrettanto a lungo la città, seconda in Toscana per numero di abitanti, ha dovuto attendere un riconoscimento civile nella creazione della Provincia (1992), meta tanto agognata e faticosamente raggiunta, a cui oggi si prospetta un futuro incerto e nebuloso.

All’infinito si è soliti ripetere nel descrivere l’anima pratese un binomio coniato alla fine del Trecento dal suo mercante più noto, quel Francesco di Marco Datini, che siglava le sue lettere nel nome di Dio e del guadagno. Ebbene sì, la città del tessile è animata da una profonda e genuina pietà religiosa, accanto a un’incessante foga del fare mercantile: è un incrocio stretto ed antico tra fede e profitto, quello che qui si respira, e che vede nel Sacro Cingolo, un secolare simbolo identificativo dell’intera comunità.

Una città tessile non poteva non custodire una reliquia tessile: è come se la dimensione religiosa entrasse in sintonia con le peculiarità pratesi, parlando uno stesso comune linguaggio, fatto di trame ed orditi. Da circa otto secoli, la storia di Prato si intreccia con quella di una cintura, che la tradizione vuole legata a Maria. Secondo testi apocrifi del VI secolo, la Cintola, o Cingolo, sarebbe appartenuta alla Vergine che, nel momento della sua Assunzione al cielo, in anima e corpo, l’avrebbe consegnata all’apostolo Tommaso.

Con gli occhi della fede, questa sottile striscia di stoffa è testimone dunque del mistero della sorte ultima spettata alla Madre di Dio: il dogma, sancito ufficialmente dalla Chiesa solo nel 1950 da papa Pio XII, incorona la Regina del cielo nella sua divina maternità, perpetua verginità e totale esenzione dal peccato originale. Nell’Assunzione, Maria ha solamente preceduto l’intera umanità, cui spetta per fede una salvezza piena nella totalità del suo essere. Il Cingolo stringe, lega, unisce ed è via privilegiata tra il cielo e la terra: è icona di quell’alleanza tra Dio e l’umanità che si rinnova nel tempo con segni diversi.

Ostensione della sacra cintola

A partire dalla metà del XIII secolo, si registrano le prime testimonianze archivistiche che certificano la presenza di questa reliquia in città: la attestano con certezza nell’allora Pieve di Santo Stefano, l’odierna Cattedrale. Nei documenti si sanciscono le modalità di ostensione della Cintola, solo cinque all’anno, un rito nel quale, allora come oggi, le rappresentanze civili rivestono un ruolo di prim’ordine, assieme alle istituzioni religiose.

Agli stessi anni risalgono anche le prime storie che raccontano come questo manufatto sia giunto a Prato, grazie proprio ad un mercante cittadino, un certo Michele Dagomari: egli recatosi a Gerusalemme e lì sposandosi, ricevette proprio in dote la prezioso reliquia; tornato a casa, solo in punto di morte decise di affidare la cintura al Proposto della Pieve di Santo Stefano. Innumerevoli miracoli decretarono poi la bontà della reliquia mariana, che divenne fulcro della storia ed anche della fortuna pratese.

Il Santuario del Sacro Cingolo, grembo materno della Cattedrale, custode secolare della cintura, è il risultato di una serie di interventi architettonici ed artistici, che a partire dalla seconda metà del Trecento, hanno coinvolto ed interessato l’intera comunità cittadina. E’ uno scrigno prezioso che sbalordisce, oggi come un tempo, il pellegrino, che vi si accosta con tanta devozione. Un volume, dell’editore Claudio Martini, intende guidare il moderno visitatore al Santuario in un percorso speciale tra arte e fede.

Sfogliando la pubblicazione, tra le numerose immagini dei cicli affrescati, dei pulpiti sospesi, dei reliquiari dorati, ci assale un’attrazione letale verso questo luogo, nel cuore della città laniera che non mancherà certo di stupirci.  Quest’anno vi è poi un’occasione tutta speciale per giungere in città: dal 7 settembre, vigilia della festa della Natività di Maria, conosciuta dai pratesi come Madonna della Fiera, è stata inaugurata a Palazzo Pretorio la tanto attesa mostra dal titolo Legati da una Cintola.

Niente in più da aggiungere se non… quante storie per una cintura.

 

Autore

Andrea Sarti

Andrea Sarti

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