Animali

Volete bene a Bambi? Non toccatelo!

Torna l’appello a seguire alcune importanti regole in caso di incontro con cuccioli di cervo, daino e capriolo, inermi e apparentemente abbandonati dai genitori tra l’erba o i cespugli. Spinti dal desiderio di soccorrerli, o anche semplicemente di accarezzarli, infatti, molti rischiano di commettere un grave errore: chi raccoglie i piccoli di queste specie nella convinzione di salvarli, in realtà, li costringe a un’esistenza in cattività o ne causa addirittura la morte.

Una volta sottratti al loro ambiente naturale questi giovani animali rischiano di soccombere a causa del forte stress alimentare e comportamentale, e, qualora raggiungessero l’età adulta, difficilmente sarebbero in grado di vivere in maniera autonoma, non avendo acquisito dai genitori le tecniche necessarie per procurarsi il cibo e difendersi dai predatori. Non solo, la madre, che basa le sue attività sull’olfatto, dopo il contatto con l’uomo non riconosce più il cucciolo, che è così destinato all’abbandono e alla morte.

E’ importante sapere che, nelle prime settimane di vita, il piccolo di capriolo passa poco tempo con la madre, la quale si avvicina per allattarlo e si allontana al primo segnale di pericolo, tornando solo quando si sentirà sicura; il piccolo è protetto esclusivamente dalla sua totale mancanza di odore, dal mimetismo conferitogli dai colori del mantello e dall’assoluta immobilità.

Ecco, allora, poche ma importanti regole da seguire quando si incontra un piccolo di capriolo: non lo si deve né toccare né spostare, perché le mani lo contaminano di odore umano e lo privano di un importante mezzo di difesa. Tali operazioni, oltre che dannose per l’animale, sono del tutto illecite e portano a gravi sanzioni economiche.

Non solo, spesso siamo portati a dimenticare che il capriolo, così come le altre specie selvatiche, non è un animale domestico ed è privo di quelle caratteristiche di docilità, adattabilità e confidenza con l’uomo che contraddistinguono gli animali da compagnia come il cane e il gatto.

Questi cuccioli, resi temporaneamente affettuosi dal nostro contatto quotidiano, una volta adulti possono assumere comportamenti aggressivi con l’uomo stesso, per motivi territoriali e sessuali, diventando pericolosi, e avere esigenze comportamentali ed ecologiche che non si addicono alla vita in piccoli spazi, come il giardino o i piccoli recinti.

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Redazione

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