Prato è ancora viva

di Redazione

Prato - Museo del Tessuto: il costume ritrovato

Prato – Museo del Tessuto: il costume ritrovato

Riceviamo da A.G. una lettera che pubblichiamo molto volentieri: «Da qualche anno faccio parte dell’associazione Perchè Verdi Viva, un’associazione culturale, senza fini di lucro, che ha per scopo la diffusione della cultura musicale classica e lirica nella nostra città. In questa veste mi sono potuto rendere conto che, a Prato, c’è una radicata volontà di coesione e condivisione di sentimenti di una appartenenza culturale che pensavo, sinceramente, oramai tramontati da tempo.

E questo non solo nell’ambito musicale, ma anche letterario, storico e artistico. Il fatto che molti cittadini si interessino a eventi culturali, concerti, visite guidate, dimostra che c’è ancora chi è alla ricerca, forse inconscia, di una identità e di appartenenza di cui magari in passato non sentivano nemmeno la necessità.

Per dare una spiegazione ho formulato una mia personale ipotesi. Una larga fascia di cittadini pratesi che venti anni fa avevano una età compresa fra i venti e i cinquanta anni, hanno subito, loro malgrado, gli effetti di una lunga e terribile crisi del settore tessile: si sono sentiti così orfani di lavoro, di identità di vedute e di quella coesione che derivava dall’appartenere ad un mondo produttivo a cui dipendevano e a cui erano più o meno direttamente  legati.

In pochi anni hanno perso il loro orgoglio e vanto di imprenditori e lavoratori che producevano reddito e si sono trovati legati fra loro solo dalla tristezza dell’inattività. Si sono sentiti soli, isolati, in una città nel frattempo invasa da una marea di immigrati, perlopiù clandestini, che occupavano quelli che erano stati i loro spazi e le loro attività. Si sono sentiti abbandonati, senza il supporto di una loro cultura, con poche idee e insegnamenti da trasmettere ai loro eredi.

E’ probabile che questa condizione, abbia fatto sorgere in molti la curiosità, un interesse alla città, alla sua storia, alla musica e all’arte. Il successo dei vari crowdfunding lanciati per la Chiesa di San Domenico, il Politeama Pratese e gli abiti della Turandot del Museo del Tessuto, danno l’idea di questo attaccamento alla città e all’arte! Il crescente seguito delle associazioni culturali come la nostra, ArteMia, Pratolirica, la Camerata o riviste come Prato Magazine, sono il segno tangibile che molti pratesi sono alla ricerca di una nuova coesione, di un sentimento di appartenenza ad una città che ancora non è morta, nonostante tutte le ingiurie che ha subito».

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