Una Cintola a Galciana?

di Arianna Pierattoni

Prato - Chiesa di San Pietro in Galcina

Prato – Chiesa di San Pietro in Galcina

PRATO – L’antica chiesa di San Pietro a Galciana risale al XII secolo. La chiesa è ricordata nei documenti dal 1333 per l’operato della Compagnia di Santa Maria del Popolo di San Piero a Galciana che una sessantina di anni dopo si occupò delle spese della decorazione dell’abside a cura del pistoiese Antonio Vite. Questi bei dipinti furono coperti, come si dice in gergo scialbati, nel 1749, e per molti secoli son rimasti nascosti agli occhi dei fedeli della piccola chiesa. Tra i 1989 ed il 1990, finalmente, furono restituiti alla comunità e oggi hanno subito un nuovo intervento di restauro che li fa apprezzare ancora meglio.

Entrando nella semplice e spoglia navata, coperta con capriate lignee, l’abside, con i suoi colori, si presenta subito come un interessante punto di attenzione, rivelando un grande Cristo Redentore benedicente, l’elegante figura è portata in gloria, all’interno di una mandorla, da quattro Angeli. Al di sotto del catino absidale si trova una teoria di Apostoli, inseriti in finte nicchie architettoniche. Sono riconoscibili dai loro attributi Pietro, Giacomo maggiore, Simone, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Mattia, Giacomo minore, Giuda Taddeo, Tommaso, Matteo e Andrea.

Sappiamo che durante un restauro in stile di quelli abituali nell’Ottocento, il pittore pratese Pietro Pezzati rifece completamente le figure di Filippo, Bartolomeo e Mattia. Ma dove sta la Cintola? Da recenti restauri è emerso con più chiarezza l’attributo in mano al quarto apostolo da sinistra, identificato tradizionalmente come Giovanni. La giovane figura sembrava tenere in mano un libro con sopra una specie di serpente, per cui si ipotizzava fosse l’apostolo Giovanni, i cui attributi possono essere il libro, per la sua attività di evangelista e il serpente per l’episodio in cui, offertogli del vino avvelenato, dopo la sua benedizione uscì un rettile dal calice.

Ciò che appariva un po’ anomalo era il fatto che il presunto serpente non fosse in un calice ma in un contenitore dalla forma di parallelepipedi, vagamente somigliante ad un libro. Si può ipotizzare che non si tratti di Giovanni, ma che il quarto apostolo da sinistra sia Tommasoe abbia come attributo una scatolina, probabilmente di avorio, contenente la Sacra Cintola. Questa iconografia è abbastanza sconosciuta ma sottolineerebbe il legame di Tommaso con Prato, in quanto, secondo testi apocrifi la Vergine, nel momento dell’Assunzione ha donato all’apostolo la sua cintura e dopo vari passaggi è arrivata a Prato, dove ancora oggi è custodita in Cattedrale.

L’enigma Tommaso/Giovanni è un bel pezzo di storia che sottolinea come la reliquia mariana sia fortemente radicata nel territorio e lo abbia profondamente modellato. Un’ottima occasione per visitare la chiesa e conoscerne meglio la storia sarà la visita guidataorganizzata da ArteMìa per sabato 23 novembre alle ore 15:00 (prenotazione obbligatoria).

Informazioni e prenotazioni: ArteMia, Piazza Lippi 34 (aperta dal martedì al venerdì con orario 09:00-13:00 ed il giovedì anche 14:00-18:00) oppure telefonando al 3405101749 (attivo martedì, mercoledì e venerdì 9:00-15:00 – giovedì 9:00-18:00 – sabato 10:00–13:00). Email: artemiaprato@gmail.com – Web: www.artemiaprato.it.

Commenta l'articolo

Potrebbe interessarti anche ...