Il Soccorso, un santuario, un quartiere, una storia lunga 445 anni

di Arianna Pierattoni

Prato- Santuario Santa Maria del Soccorso

Prato- Santuario Santa Maria del Soccorso

PRATO – Se di dice Soccorso, a Prato, si pensa ad un quartiere densamente popolato e con tante sfaccettature diverse. Questa realtà urbana, quasi un paesino all’interno della città, non avrebbe la fisionomia che ha oggi se non ci fosse stato un miracolo ben 445 anni or sono. Il nome del quartiere deriva dalla sua chiesa, per la precisione un santuario mariano. Correva l’anno 1574 e, esattamente il 6 novembre, una pastorella con il suo gregge fu sorpresa da un’improvvisa pioggia torrenziale, così forte e prolungata da far straripare i fossi circostanti e intimorire la bambina, che si rifugiò presso un tabernacolo posto in un luogo rialzato.

La zona era aperta campagna, fuori da Porta Santa Trinita, sulla strada maestra che portava a Poggio a Caiano, qui esisteva un piccolo tabernacolo viario, di quelli che si incontrano sulle strade di campagna. Nell’edicola era stata dipinta, agli inizi del Quattrocento una Madonna con il Bambino, opera di Piero o Antonio Miniati. Presso questo riparo di fortuna la preghiera della pastorella fu così forte che le acque, che ormai circondavano la zona, avrebbero iniziato a ritirarsi, fino a lasciare il passo per la bambina e il suo gregge.

Prato - Santuario S. Maria del Soccorso: L'educazione della Vergine

Prato – Santuario S. Maria del Soccorso: L’educazione della Vergine

In seguito ad altri eventi prodigiosi e una devozione popolare sempre crescente, si decise far lastricare la strada che portava al tabernacolo e costruire un piccolo oratorio  già nel 1574. Poco tempo dopo fu costruita in quella zona una nuova chiesa, che venne eretta dal 1575 al 1585 su progetto di Alfonso Parigi il vecchio. La chiesa ha un portico che la circonda su tre lati, riparo per i numerosi pellegrini che arrivavano in questa zona di aperta campagna e fungeva da filtro tra interno ed esterno. Questa caratteristica, qui usata per la prima volta, divenne un modello frequentemente replicato per altre chiese sorte tra Sei e Settecento, soprattutto santuari mariani, in tutta la Toscana.

Nel sobrio interno a navata unica con soffitto a capriate, un imponente altare cinquecentesco in pietra serena lumeggiata in oro di Piero di Andrea della Gonfolina, accolse il tabernacolo miracoloso, staccato non senza difficoltà. Attorno all’immagine sacra Santi di Tito realizzò una bellissima tavola con I sette doni dello Spirito Santo  dipita tra il 1580 e di il 1584. Il santuario era molto amato dalla comunità pratese e la devozione era talmente forte che a pochi anni dal miracolo molte parrocchie della città vi si recavano in pellegrinaggio, come è testimoniato dall’acquasantiera, a destra dell’entrata, che fu donata nel settembre 1578 dalle comunità in pellegrinaggio di Santa Lucia e San Bartolomeo a Coiano.

Da pochi giorni, ancora grazie alla generosità di un gruppo di devoti, la chiesa è stata arricchita da una nuova opera d’arte: L’educazione della Vergine, realizzata in questo anno dall’artista pratese Simana Bruni per ricoprire il posto rimasto vuoto dopo il furto, avvenuto nel 1997, di una tela del XVIII secolo. Quello che oggi è un santuario chiuso tra gli alti palazzi della zona, un tempo era una chiesa di campagna… ma sempre amata dai Pratesi. Un’ottima occasione per visitare la chiesa e conoscerne meglio la storia sarà la visita guidata organizzata da ArteMìa per sabato 9 novembre alle ore 15:00 (prenotazione obbligatoria).

Informazioni e prenotazioni: ArteMia, Piazza Lippi 34 (aperta dal martedì al venerdì con orario 09:00-13:00 ed il giovedì anche 14:00-18:00) oppure telefonando al 3405101749 (attivo martedì, mercoledì e venerdì 9:00-15:00 – giovedì 9:00-18:00 – sabato 10:00–13:00). Email: artemiaprato@gmail.com – Web: www.artemiaprato.it.

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