… ed i culi li andiamo a guardare su Instagram

di Mr. Bloogger

L'influencer Sara Ferragni

L’influencer Sara Ferragni

Alla vita politica del nostro paese in sostanza non partecipiamo più. Scendiamo in piazza di rado, e ancor più di rado lo facciamo per motivi sacrosanti. Ci indignamo per i torti subiti dalla squadra di calcio di affezione, quasi mai per i torti a noi inflitti dai governanti che noi stessi, col nostro voto, abbiamo mandato a governarci. Paghiamo canoni salati ad una Tv di Stato che ci tratta come plebi contadine da alfabetizzare in epoca antecedente alle trasmissioni del maestro Manzi.

Le nostre indignazioni e le nostre partecipazioni le sfoghiamo tutte su internet. E’ lì che diamo il meglio ed il peggio di noialtri. Abbocchiamo alle sollecitazioni postate ad arte da politicanti che in altri tempi avrebbero al massimo aspirato a posti di uscieri e autisti (con tutto il sacrosanto rispetto per quelle professioni e chi le esercita). Seppelliamo di orrendi insulti chi non la pensa come noi, magari nello stesso post e nello stesso commento in cui abbiamo invocato come irrinunciabili i diritti civili e politici connessi alla nostra cittadinanza di un paese democratico e/o abbiamo esorcizzato il rischio del ritorno di dittature infami, magari stigmatizzando la mancanza di cultura e di civiltà tipica dell’altra parte.

I culi li andiamo a guardare su Instagram, dove scambiamo giovani signorine e signorini ben messi fisicamente per opinion leaders, sorvolando sui testi da encefalogramma piatto che accompagnano quasi sempre le loro foto. Le sciocchezze invece che rigurgitano dalle nostre coscienze orfane della pubblica istruzione e di una reale coscienza civile e democratica da venti anni a questa parte le riversiamo sui due social per eccellenza. Twitter, dove in 140 parole puoi vanificare 10.000 anni di evoluzione dallo stato primordiale. Facebook, dove a disposizione hai molti più vocaboli e molti più strumenti, come i Gruppi. Nei quali hai sempre modo di incontrare altri dissestati morali e culturali come te. Specie di centri di accoglienza o di case famiglia per il recupero del dissesto di ogni genere in questo scorcio di ventunesimo secolo.

Commenta l'articolo