Plastica: amore e odio

di Adolfo Galli

Chi ha l’età della pensione si ricorda ancora un spot di Carosello della tv degli anni sessanta: il grande Gino Bramieri reclamizzava il Moplen un nuovo materiale plastico prodotto dalla Montecatini-Edison. Indubbiamente era un prodotto eccezionale vanto della petrolchimica italiana, tanto che le sigle identificative del Moplen furono da allora in poi adottate in tutto il mondo per identificare una vasta gamma di materiali che, noi profani, chiamiamo plastica.

inquinamento-150608-001 ●Il Moplen era leggero, resistente, in pratica indistruttibile. In circa mezzo secolo la plastica è stata prodotta in tutto il mondo in quantità enormi; di fatto, tutti i produttori di petrolio hanno affiancato alle loro industrie il settore petrolchimico per la produzione di granulato plastico. Il problema è che i materiali plastici, proprio perchè indistruttubili, hanno invaso terreni, città, mari e fiumi e con lentezza millenaria rilasciano nell’ambiente microparticelle inquinanti la catena alimentare.

In questi ultimi anni si stanno vedendo delle iniziative governative al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema. Alcune di queste sono quasi ridicole: ci vuole ben altro di uno spot televisivo o mandare i bambini a raccogliere un sacchetto dal mare! Oggi le aziende produttrici di granulato plastico sono centinaia nel mondo ed ognuna di esse ha una produzione giornaliera, mediamente, di migliaia di tonnellate .

Per dare una idea visiva di cosa significa, in via empirica e approssimativa, si può dire che un chilo di granulato può dare vita a prodotti finiti di cento litri di volume (bottiglie, recipienti, sedie, filati etc); da un breve calcolo, si ottengono centomila metricubi/giorno per ogni azienda! All’incirca le dimensioni del Colosseo.

Greta Thunberg

Greta Thunberg

Non stupisce quindi che la famosa isola di plastica galleggiante nell’Oceano Pacifico, possa essere grande quanto una nazione europea. Altrettanta e forse ancora maggiore quantità di plastica si trova sparsa sulla terraferma. Sicuramente il riciclo della plastica è una iniziativa utile ma non risolutiva: infatti così, da rottami di plastica, si ricreano nuovi prodotti che resteranno in circolo per altri venti, trenta anni ma non si distruggono.

L’unica soluzione per risolvere il problema dell’inquinamento sarebbe una drastica riduzione della produzione di granulato a meno del 10% di quello attuale e riservandolo solo per la produzione di oggetti in cui le caratteristiche della plastica li rendono, al momento,insostituibili.

Ma quali politici si prenderanno la responsabilità e l’onere di attuare una simile iniziativa riduttiva e di contenimento mettendosi contro tutte le aziende petrolifere e petrolchimiche? Non meraviglia quindi che la ragazzina svedese Greta (figura per altro enigmatica) abbia dichiarato a Parigi che i politici non stanno facendo nulla per ridurre l’inquinamento se non iniziative di facciata, tanto inutili quanto ridicole che servono solo a salvaguardare la propria immagine ecologica.

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