Il C-Day, nasce la Fiorentina di Commisso

di Patrizia Iannicelli

Dopo le indiscrezioni nel mese di maggio, a giugno si comincia a parlare di vendita certa il passaggio di proprietà della Fiorentina dai fratelli Della Valle al magnate italo americano Rocco Commisso. Tre giorni di attese e finalmente la fumata bianca, l’accordo economico raggiunto (circa 165 milioni) con il closing avvenuto a Milano il 6 giugno.

commissorocco-190608-001A firma avvenuta e passaggio di consegna il nuovo proprietario con un volo privato raggiunge la città di Firenze.  Al suo arrivo i primi tifosi ad aspettarlo, la sciarpa al collo, la sua innata simpatia che dal primo istante ha coinvolto tutti con una empatia totale. L’abbraccio con coloro che ha incontrato per le vie del centro, prima di arrivare a Palazzo Vecchio, dove non ha negato un autografo o un selfie. L’umiltà di affermare ad un cronista che non importava l’accento del cognome, ma di essere chiamato semplicemente Rocco.

Il popolo viola prima ancora di conoscerlo si è già innamorato di questo signore che partito da ragazzo da un piccolo paese della Calabria, è arrivato sul tetto del mondo (5 miliardi di dollari, 4500 dipendenti) pur mantenendo valori e umiltà di un uomo comune. Subito l’incontro con il sindaco Dario Nardella, in forma privata, foto di rituale con la bandiera con il giglio rosso di Firenze, un benvenuto dalle istituzioni.

Il Commisso D-Day viene fissato il giorno dopo, il 7 giugno, prima la presentazione alla stampa per rispondere ai giornalisti, dopo un’ora l’abbraccio con i tifosi, nella tribuna dello stadio Franchi. La conferenza si svolge in una sala gremita di giornalisti (70 circa), con accanto l’ entourage da JP Morgan, Mediacom, Chiomenti, il figlio, il fidato braccio destro Joe Barone.

Mr. Commisso parla in inglese, a tratti in italiano non preciso ma comprensibile, l’interprete è spesso in difficoltà, i concetti sono tanti, il significato delle frasi non coincide con la traduzione, il nuovo patron interviene per correggere, ma con estrema simpatia. Il primo saluto agli abitanti di Marina di Gioiosa Jonica, la passione per il calcio e la borsa di studio che gli ha permesso di arrivare così in alto. L’accoglienza avuta nelle prime ore a Firenze era inimmaginabile (lo dirà anche ai tifosi presenti in tribuna), orgoglioso di rappresentare la città e di essere stato gigliato dal sindaco.

commissorocco-190608-002A New York – dice – non viene riconosciuto da nessuno, qui è travolto da un calore enorme. Gli argomenti sono stati diversi, dalla prima offerta ai Della Valle dal 2016 ad oggi, ha ringraziato la vecchia proprietà per la società trovata. Nessuna risposta per l’organigramma, cosi come per il direttore e l’allenatore, l’intenzione di tenere Chiesa almeno un altro anno.

La bella notizia riguarda la partecipazione della Fiorentina il prossimo luglio all’International Champions Cup in America con le squadre del Chivas Guadalajara, Arsenal, Benfica (al posto della Roma impegnata nei preliminari di Europa League, n.d.r.). Nessuna promessa fatta che non si possa mantenere, chiede di avere tempo, di voler imparare.

Dopo un’ora di intervista come fissato Rocco Commisso può finalmente abbracciare il popolo viola. Arriva sul prato a metà campo, con tutto lo staff,  viene accolto dal sindaco Nardella e da Antognoni, i quali consegnano rispettivamente una sciarpa e una maglia con il numero 5 (il suo numero quando giovava nel Columbia Business Schoool, e che ha indossato anche come proprietario dei New York Cosmos).

Sugli spalti gremiti da più di ottomila tifosi, cori,  applausi, fumogeni. Le parole in italiano del proprietario, il felice, commosso vi voglio bene echeggia nell’aria, poi ringrazia di nuovo il team che ha permesso di realizzare quello che sta e che stiamo tutti vivendo, i legali, la famiglia, i dipendenti. Oh Commisso portaci in Europa!, e poi ancora il suo nome scandito come dopo un goal dallo speaker, e dal pubblico, non manca neanche la benedizione del padre spirituale della Fiorentina, don Massimiliano Gabbricci.

commissorocco-190608-003Poi spunta un pallone che autografa e calcia verso i tifosi, e una bandiera che sventola, poche frasi spesso interrotte da cori lunghi interminabili, e nessuno vorrebbe che finisse. Quindi l’inno e un arrivederci, e poi ancora sorrisi, abbracci, baci, pacche sulle spalle, da coloro che occupavano il parterre. Mai da tanto tempo un presidente così vicino ai tifosi, così emozionato e commosso dall’affetto della gente, che dopo anni di totale apatia è pronta a ritornare a sognare.

Al popolo viola che si appropria della sua squadra, con passione, con amore, con il cuore, poco importa dove si potrà arrivare, quali trofei si vinceranno, l’entusiasmo ritrovato è come essere in una finale. Emozioni forti che sembravano ormai non potessero più essere vissute, il sogno di tornare grandi.  All’uscita dal Franchi, si è potuto vedere la gente contenta soddisfatta, oltre la Curva Fiesole, famiglie, anziani, bambini, un colpo di fulmine ricambiato.

Passata l’euforia del momento, Rocco e il suo staff sanno adesso di dover accelerare i tempi per mettere le basi  e costruire la squadra, «un lavoro di squadra per fare bene», decisioni importanti per essere vincente e competitivo. Rocco Commisso come un ciclone è arrivato senza preavviso ma in un solo istante ha saputo travolgere e coinvolgere una città apatica e triste, e ci siamo resi conto che una nuova storia sta per iniziare.

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