Animalia: quando moda e natura si fondono nell’arte

di Clarissa Esposti

animalia-190514-001Si è conclusa la mostra Animalia Fashion Exhibition tenutasi a Palazzo Pitti a Firenze. Diciotto anni di moda, dal 2008 al 2018, distribuiti in altrettante sale per un totale di quasi cento pezzi di haute couture: abiti, gioielli, accessori quali scarpe, borse e cappelli, ognuno ispirato fin quasi all’imitazione al mondo animale e vegetale.

Attraversando una dopo l’altra le sale è impossibile non rimanere senza fiato in un viaggio che arricchisce la vista con materiali e colori strettamente legati alla natura più selvaggia, al mondo marino, ai rettili. Non troviamo pezzi animalier, perché non sono in scena le stampe bensì le forme e i dettagli; le piume, le squame e gli aculei sono direttamente riportati sugli abiti: la rappresentazione di come moda e natura possono essere profondamente unite.

Valentino, Dior, Schiaparelli, Cavalli, Balmain e Iris Van Herpen sono solo una parte dei nomi che hanno popolato con i loro pezzi iconici le sale della Galleria del Costume in questi ultimi mesi. Un percorso che esplora in che modo gli stilisti si siano ispirati al mondo naturale e «dove i manichini diventano creature di un bestiario moderno e poetico» come ha dichiarato Eike Schmidt, il direttore degli Uffizi.

In ogni sala troviamo un particolare microcosmo creato dalla curatrice e ideatrice della mostra Patricia Lurati, che ha realizzato una magnifica presentazione dell’apporto della natura alla moda e viceversa, grazie anche alla concessione di teche e animali impagliati del Museo della Specola e dell’Associazione Italiana di Aracnologia, insieme all’esposizione di alcune pagine del Tacuina Sanitatis e di dipinti portati direttamente dal Museo di Antropologia ed Etnografia di Firenze.

La mostra si apre con un abito di Galliano per Maison Margiela dalla Sping/Summer 2017: ad un primo sguardo un abito quasi storico, completamente nero, ma appena ci voltiamo la teca contenente molteplici specie di ragni ci porta immediatamente ad individuare le analogie con gli aracnidi nell’estensione della gonna e nelle increspature del tessuto.

animalia-190514-002Proseguendo nella visita, incontriamo l’armonia dei cigni in Chanel e Ulyana Sergeenko, la delicatezza delle conchiglie con Fausto Sarli, per poi lasciarsi sbalordire dalla sala dei pappagalli, che trovano la massima rappresentazione nell’abito Rinascimento collection di Dolce&Gabbana del 2018: un’inaspettata esplosione di piume e colori a comporre una gonna ampia, di stile ottocentesco e spalline ricche e gonfie proprio come le ali di questi animali tropicali.

Arriviamo poi ad addentrarci nella parte più oscura e considerata forse meno estetica dalla natura: prima pesci, barracuda e aragoste con tanto di antenne danno forma a tubini e cappelli, poi seguono gonne di squame o corpetti simili a corazze e infine vestiti a forma di coleotteri, mosconi e api.

La moda contemporanea è qui rappresentata a dimostrazione di quanto si possa creare arte con e sulla natura, continuando comunque a rispettarla: infatti a più riprese troviamo specificato che per nessuna delle opere esposte sono stati utilizzati vere parti di animali o piante.

Animalia ci vuole quindi anche invitare alla riflessione sull’impatto che le nostre scelte hanno sul nostro pianeta e le specie che lo abitano e ci offre un modo per identificarci con l’ambiente che ci circonda: uno sguardo disincantato con cui la moda risveglia il nostro istinto animale e volto a smuovere la coscienza collettiva, rendendoci parte intregante di una natura ad oggi continuamente minacciata dai cambiamenti climatici e che chiede di essere preservata.

 

Clarissa Esposti

Nata a Prato nel 1990. Diplomata al Liceo Scientifico, dal 2013 lavoro nel back office di un'azienda che produce e vende tessuti, lavoro che ha alimentato la passione per la moda e il fashion system.


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