Abitcoop, profondo rosso: a pagarlo molte famiglie che rischiano la casa

di Redazione

La casa per gli italiani, storicamente, ricopre un ruolo apicale. Non è una semplice forma d’investimento, ma il sogno da realizzare, quelle quattro mura di proprietà che valgono rinunce, sudore e sacrifici. Sostanzialmente la maggior parte delle persone lavora e risparmia tutta la vita per potersi godere una vecchiaia seduto nella propria casa, che orgogliosamente lascerà in eredità ai figli.

abitcoop-190510-001Negli anni, il sistema delle cooperative, soprattutto in Toscana ed Emilia Romagna, si è inserito nel settore immobiliare coinvolgendo molte famiglie, che si sono convinte a diventare socie al fine di veder realizzata l’aspirazione di una vita. La società cooperativa non ha come scopo quello di fare profitto, bensì quello di fornire ai soci quei beni e servizi per cui la società stessa è stata costituita. Una cooperativa immobiliare dovrebbe esclusivamente servire per costruire delle abitazioni che verranno assegnate ai vari soci.

In determinate situazioni le cose non stanno esattamente così. Infatti vi sono grandi società cooperative, con bilanci da svariati milioni di euro, che in nulla si distinguono da delle società di capitali mosse dalla finalità di generare utili.

Il caso della Abitcoop di Prato è emblematico. Questa società cooperativa opera sul territorio dal 1966, ma nel 2017 è stata posta in liquidazione coatta amministrativa (le cooperative per legge non possono fallire, ma in sostanza di quello si parla), poiché aveva un ammontare di debiti pari a 59 milioni di euro.

Una cifra enorme, indicativa del fatto che la gestione della cooperativa si è discostata dal semplice e poco rischioso principio mutualistico secondo cui dei soci versano ciascuno una determinata somma e con esse verrà edificato un preciso numero di abitazioni; non una di più non una di meno.

Evidentemente il sistema sembrerebbe sfuggito di mano agli amministratori della cooperativa, poiché l’ammontare dei debiti ha superato di gran lunga quello dei crediti, costringendo il Ministero dell’Economia ad instaurare la procedura di liquidazione coatta amministrativa. Sono state costruite delle nuove palazzine senza che vi fossero le adeguate coperture finanziare.

Il problema di questa vicenda, di cui ancora nessuno parla, è il destino di alcuni proprietari di abitazioni costruiti da Abitcoop a cui non era stato assegnato formalmente l’appartamento dalla cooperativa prima della dichiarazione di dissesto finanziario.

Proviamo a spiegarci meglio. Qualche decina di famiglie, alcune anche da 30 anni, abitano in dei condomini edificati dalla Abitcoop a cui hanno pagato l’intero prezzo dell’immobile corrispondendo la quota sociale. Queste famiglie per anni hanno pagato l’IMU ed il condominio, ignare del fatto che non hanno mai ricevuto l’assegnazione dell’immobile che li avrebbe resi proprietari a tutti gli effetti di legge. Adesso con la procedura di liquidazione della società cooperativa, queste persone prive di assegnazione, hanno scoperto di essere, agli occhi della legge, non i proprietari degli appartamenti già pagati, ma dei soci finanziatori di Abitcoop.

In sostanza, fino al 2017, queste famiglie credevano di essersi comprate le agognate quattro mura ed invece hanno scoperto di essere dei semplici soci finanziatori. Le case in cui abitano da decenni sono dei beni di proprietà di Abitcoop, i quali dovranno essere venduti per ripagare i debiti creati della cooperativa.

Per queste famiglie l’unica soluzione ad oggi sul tavolo è quella di ricomprare nuovamente la casa, sperando solo che non arrivi qualcun altro ad alzare il prezzo e che se la compri. Le paure di queste persone sono state raccolte dalla redazione, intervallate dai pianti e dalla delusione di essersi affidati ad una realtà apparentemente solidissima, facente parte della Legacoop Toscana.

In alcuni casi Abitcoop ha costruito di concerto con il Comune di Prato all’interno di PEEP (piani per l’edilizia economica popolare). In queste situazioni il Comune ha concesso il diritto alla cooperativa di edificare su dei propri terreni, questo comporta una riduzione dei costi assai corposa, perché la cooperativa non deve comprare il suolo.

Il Comune concede il diritto di superficie sul terreno per 99 anni, alla scadenza dei quali i singoli soci della cooperativa dovranno pagare una somma al Comune con cui acquistano la proprietà del terreno. Tuttavia, spesso, l’ufficio urbanistico invia delle raccomandate ai vari soci/proprietari degli appartamenti con cui si avanzano delle proposte per vedersi pagato il prezzo ben prima dello scadere dei 99 anni.

Nel caso dell’insolvenza di Abitcoop si assiste a delle situazioni davvero singolari. Su un versante ci sono i liquidatori della cooperativa che hanno informato i soggetti non assegnatari (benché abbiano pagato l’intero prezzo) del fatto di non essere proprietari di un bel niente, ma dalla parte opposta c’è l’amministrazione comunale che continua, come se nulla fosse, ad inviare raccomandate alle famiglie che abitano gli immobili per proporgli di acquistare la proprietà dei terreni a suon di migliaia di euro.

Invece di cercare una risposta politica ad una evidente ingiustizia, il Comune continua ad operare in modo burocratico, come se non gli fosse neppure arrivata la notizia del tracollo finanziario della Abitcoop.

Toccano profondamente le testimonianze dei madri e padri di famiglia che hanno paura di perdere la casa pagata con sacrifici e dove è cresciuta la loro famiglia. Alcuni, per vergogna, hanno nascosto ai propri familiari i documenti che gli definivano occupanti senza titolo. Non è giusto che dopo lavoro, risparmio e sacrifici, siano queste persone a doversi vergognare.

Chi volesse segnalarci la propria situazione, lo invitiamo a contattare la redazione all’indirizzo si posta elettronica info@pratomagazine.it.

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