Parigi metafora d’Europa

di Redazione

Ci sono cose che sembrano immutabili: scorci, vedute, cartoline. La nostra Europa, con i suoi simboli e la sua storia, è ormai qualcosa di scontato che sembra debba appartenere al nostro patrimonio per un diritto quasi divino. Era impossibile, fino a qualche giorno fa, pensare che ci sarebbero state in futuro donne e uomini che visitando Parigi non vedranno svettare, camminando sulla Senna, la stessa guglia maestosa della cattedrale di Notre Dame.

Parigi - Notre Dame in fiamme

Parigi – Notre Dame in fiamme

È un pugno nello stomaco alla nostra coscienza. Una coscienza completamente assopita messa a tacere da uno stile di vita che abolito lo spazio per la ricerca di qualsiasi senso dell’esistenza e dell’esistente.Non esiste più una domanda giusta da fare a se stessi, ma ci sono i mille imput ricevuti dall’esterno. Hanno una rilevanza solo i fenomeni che possiamo sentire con i cinque sensi, ma il senso di ciò che siamo e della nostra storia l’abbiamo completamente perso.

Viviamo in una società che ha smesso di pensare a ciò che stenta a credere, ritrovandosi ad essere spettatrice di quello che non è stata in grado di immaginare. Vi sono eventi nella storia che coincidono col crinale di un’epoca e le fiamme che hanno avvolto Notre Dame appaiono come un oscuro presagio. Il nostro caro Vecchio Continente è una culla di diritti e civiltà che si danno per acquisiti, nonostante tutto quello che accade ci stia avvisando del contrario.

Siamo in un declino verticale stritolati da regole e leggine di un’Unione Europea che non sa più dove stia di casa la politica. Mentre in direzione sud, in Libia, si sta consumando una guerra civile ed è pronta a scatenarsi l’ennesima crisi umanitaria, una banda di alticci signori di Bruxelles è distratto a sghignazzare guardando la graticola di Theresa May alle prese con la Brexit.

Mentre la Commissione europea si pronuncia sulla lunghezza dei cetrioli da vendere al dettaglio, si permette che da Palermo fino a Parigi si stabilizzino delle periferie ghetto dove convivono schiavismo, prostituzione e mafie. Mentre al negozio di parrucchiera, con un esoso aggravio di costi, si impone di adeguarsi alla nuova direttiva sulla Privacy, si consente che grandi multinazionali con sedi produttive in Europa, ma con sede fiscale in un paradiso, possano generare enormi profitti pagando tasse altrove.

Le nostre coscienze dormono, mentre le contraddizioni della realtà sbattono pericolosamente insieme come pietre focaie, da cui giornalmente zampillano scintille. Stentiamo a crederlo e non vogliamo pensarci, ma se nulla verrà cambiato, le scintille prima o poi genereranno un fuoco. È un processo inevitabile, benché arrestabile se venisse trovata la ferma volontà di farlo.

Occorre tornare ad affermare che esistono dei valori non negoziabili davanti ai quali la società europea non può usare diversi pesi e misure a seconda di chi sia l’interlocutore di turno. È opportuno tornare a fissare una scala di quelle che sono le priorità strategiche dei prossimi anni ed abbandonare il metro con cui misurare i cetrioli.

Il rogo di Notre Dame arriva a poche settimane dalle elezioni europee ed all’inizio della settimana denominata santa dalla cristianità. Giovedì sera tutte le chiese saranno aperte per la ricorrenza dei sepolcri. Le stesse chiese da cui ogni giorno passiamo accanto, dandole per scontate nei profili delle nostre città Europee, proprio come abbiamo fatto fino a ieri con Notre Dame. L’insieme dei valori di una civiltà non si possono dare per acquisiti, è doveroso coltivarli e sentirli propri, perché in caso contrario si rischia di svegliarsi mentre la nostra casa già brucia.

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  1. Adolfo Galli scrive:

    Siamo talmente fuori dalla realtà, dai fatti, dalla storia e dalla cultura, che ormai il "virtuale" domina su tutto. Siamo come palloncini che vagano nel cielo senza più un legame o una mano che ci riporti a terra.

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