Ristorart, annullata l’interdittiva antimafia dal Tar Toscana

di Silvia Forzini

Il Tar della Toscana ha annullato l’interdittiva antimafia inflitta precedentemente alla società RistorArt Toscana Srl di Prato, che aveva preso in appalto la mensa di un centro di accoglienza per migranti a Isola Capo Rizzuto (Crotone) dando parte del lavoro in subappalto a un’altra ditta poi indagata dalla Dda di Catanzaro per un’inchiesta su infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia legale.

Sede della RistorArt ad Agliana

Sede della RistorArt ad Agliana

Nello stesso provvedimento il Tar, cancellando l’interdittiva della Prefettura di Prato ha anche condannato questa al pagamento delle spese di giudizio. Tale interdittiva era scattata sulla base di alcune informazioni giunte dalla Calabria che avrebbero spinto la Prefettura pratese a emettere un provvedimento amministrativo volto a eliminare la partecipazione ad appalti dell’azienda.

Tuttavia, i giudici Rosaria Tizzino, Riccardo Giani e Nicola Fenicia hanno ritenuto che in quel provvedimento non compaiono «elementi che fanno evincere l’influenza anche indiretta delle organizzazioni mafiose sull’attività della società ricorrente». Così, i magistrati non hanno considerato la scelta di affidare un subappalto a una società in cui il socio unico «è risultato coinvolto in procedimenti di criminalità organizzata».

Questo perché RistorArt «nel periodo in considerazione aveva iniziato un servizio mensa presso un importante ospedale calabrese» motivo per cui decise di limitare il proprio impegno, conservando solo prestazioni nel fine settimana. Per questi motivi è risultato infondato il giudizio della Prefettura di Prato di ritenere la decisione «anomala e contraria a logiche commerciali – inoltre – all’epoca il gestore era per lo più gestore uscente di servizio mensa presso la Questura».

A questi elementi si aggiungono quelli che la concessione del subappalto era stata autorizzata dalla Prefettura di Crotone nell’ottobre 2016 e solo nel maggio 2017 «la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro trasmetteva il decreto di fermo a carico» dell’imprenditore legato ai clan «cui faceva seguito la richiesta di risoluzione del subappalto da parte della ricorrente e la revoca dell’autorizzazione al subappalto da parte della Prefettura».

Dunque non pare ci sia la conoscenza da parte di RistorArt «del coinvolgimento» della ditta affidataria del subappalto «in rapporti illeciti prima della comunicazione della Dia». Oltretutto i magistrati hanno ritenuto insignificanti gli elementi scaturiti dall’intercettazioni.

RistorArt si pronuncia così sulla vicenda: «La sentenza del Tar Toscana (n.401/2019) fa proprie le argomentazioni dei nostri legali Saverio Sticchi Damiani e Mauro Giovannelli. Un’assurda vicenda che ci ha visti etichettati con disinvoltura come prestanome dei clan Arena e Nicoscia. La notizia dell’annullamento dell’interdittiva non giunge inaspettata né per noi interessati né per la quasi totalità dell’opinione pubblica».

«Resta – continua la nota -, comunque, molto gradita anche, se a prevalere oggi, non è solo il successo giudiziario, bensì l’amarezza per i posti di lavoro persi in questi otto mesi e per quelli non avviati dopo la sospensione di nuove iniziative imprenditoriali che erano in partenza. Ad ognuno le più opportune riflessioni».

«A ciò – conclude la nota – aggiungiamo il travaglio umano e familiare perché non esiste offesa peggiore per uomini onesti di essere accostati ingiustamente ad ambienti mafiosi; accusa per la quale non ci si può dare pace. Abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere nelle Istituzioni ma auspichiamo, come cittadini di uno Stato di diritto, che quanto accaduto a noi non si ripeta più ad altri, colpevoli solo di essere nati e di aver fatto impresa, anche, in Calabria».

Silvia Forzini

Nata il 13 agosto del 1994, laureata in Scienze Politiche all'Università Cesare Alfieri di Firenze. Appassionata di politica e moda.


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