La proclamazione del Regno d’Italia

di Andrea Sarti

regnoitalia-180317-001 (1)Il 17 marzo 1861, con legge n. 4761 di iniziativa del governo presieduto dal conte Camillo Benso di Cavour, il parlamento sabaudo riunito a Torino a Palazzo Carignano proclamò la costituzione del Regno d’Italia e l’assunzione da parte di Vittorio Emanuele II di Savoia della corona per sé e per i suoi eredi.

Era l’atto che ratificava il Risorgimento italiano, almeno fin dove era arrivato a quel punto. Un mese prima, il 18 febbraio il parlamento aveva aperto l’Ottava legislatura del Regno di Sardegna, ma fin dal discorso iniziale del suo presidente era chiaro che tutti la consideravano la Prima del nuovo Regno sorto dalla Seconda Guerra di indipendenza.

Alla presenza dei parlamentari eletti in Piemonte, Liguria e Sardegna e di quelli ad essi aggiuntisi per effetto dei plebisciti che si erano tenuti in Emilia-Romagna e Toscana e delle conquiste garibaldine nel Regno delle Due Sicilie e nello Stato della Chiesa (restavano fuori il Lazio e le Tre Venezie), lo speaker della Camera dei Deputati (il Senato allora era di nomina regia, a norma dello Statuto Albertino) aveva dichiarato «Oggi, giorno diciotto del mese di febbraio dell’anno mille ottocento sessant’uno, regnando Vittorio Emanuele II, si apre in Torino il Parlamento Italiano».

Il primo atto significativo del Conte di Cavour nella nuova legislatura nazionale (l’ultimo della sua carriera e della sua stessa vita, ma lui non sapeva ancora che avrebbero avuto termine di lì a poco, il 10 giugno di quello stesso anno) era stato la presentazione di quell’articolo unico il senso del quale era stato riassunto da un accorato discorso di benvenuto al Sovrano da parte dell’Onorevole Giuseppe Ferrari: «i suffragi di tutto un popolo pongono sul vostro capo benedetto dalla Provvidenza la corona d’Italia».

Se il parlamento si dichiarò italiano azzerando il contatore delle legislature pre-unitarie, il re non fece altrettanto. Vittorio Emanuele ringraziò, si pose in testa quella corona che i suoi avi avevano soltanto potuto sognare, assieme ai suoi nuovi sudditi. Ma rimase il secondo della sua casata, rifiutando di numerarsi come primo d’Italia. Il Regno nasceva dunque con una forte impronta piemontese e savoiarda, che di lì ad un anno avrebbe assunto una connotazione ancora più forte e sinistra con le fucilate dei bersaglieri in risposta a quelle dei briganti nell’ex Regno delle Due Sicilie. La questione meridionale era già cominciata a Bronte durante l’Impresa dei Mille, con il massacro ordinato da Nino Bixio ai danni della popolazione. Il nuovo stato nasceva con due anime che avrebbero dialogato a fatica per tutti gli anni successivi.

17/03

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