Che fine ha fatto la scala del pulpito di Donatello e Michelozzo?!

di Arianna Pierattoni

Prato - Duomo, Pulpito Esterno

Prato – Duomo, Pulpito Esterno

Una volta un pratese mi disse che a lui, fin da piccino, avevano sempre detto che il pulpito esterno del Duomo di Prato non ha una scala a causa di un litigio. Donatello, il grande artista padre del Rinascimento in scultura, sottoscrisse nel 1428 un contratto, insieme al socio Michelozzo – che spesso, haimé, ci si dimentica di menzionare tra gli autori di quel capolavoro che tutta Italia invidia a Prato –  per la realizzazione di un pulpito dal quale mostrare ai fedeli la Sacra Cintola. Esasperato dai continui ritardi nei pagamenti, il fiorentino decise, per ripicca nei confronti dei canonici della Pieve di Santo Stefano, di finire sì il bel pulpito, ma di non corredarlo di scala cosicché i canonici non avrebbero potuto usarlo.

L’antropologa che è in me rimane sempre molto colpita quando le vengono raccontate queste storie che fanno ormai parte delle tradizioni pratesi: è affascinante constatare come la mente umana reagisca a delle apparenti anomalie immaginandosi una motivazione plausibile che poi diventa realtà per molti.

E del resto la questione della scala per salire al pulpito è davvero misteriosa: in esterno non c’è niente, entrando in chiesa e guardando nell’angolo corrispondente al pulpito, nemmeno; possibile allora che Donatello davvero abbia giocato un brutto scherzo ai pratesi? Ovviamente la risposta è no ma la soluzione del mistero è davvero interessante: esiste un passeggio segreto, questo si, costruito nella seconda metà del XIV secolo quando i canonici decisero di erigere una nuova e più moderna facciata. La facciata antica – di stile romanico – non venne distrutta del tutto bensì venne costruita un’intercapedine tra le due in modo da sfruttare quel passaggio per arrivare al pulpito. Quindi, è il caso di dirlo, il trucco c’è ma non si vede!

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