8 marzo: le donne non vogliono più far festa

di Andrea Sarti

Suffragette a New York nel 1908

Suffragette a New York nel 1908

In queste ore, una parte consistente degli abitanti di questo paese si sta recando dal fioraio per acquistare il rametto di mimosa. Un’altra parte, altrettanto consistente, si aspetta di riceverlo al più tardi stasera. Sono le due metà del cielo di cui parlava il Grande Timoniere, Mao Tze Tung. I maschi e le femmine. Il rito è quello che si rinnova ogni anno, inesorabile e irrinunciabile come il Festival di Sanremo, come l’elezione di Miss Italia. E’ la Festa della Donna, che si celebra in tutto il mondo occidentale in ossequio alla femmina della nostra specie. Contenti i fiorai, un po’ meno le donne (almeno la parte più avveduta) e arrivederci all’anno prossimo.

Come ogni festività che si rispetti, il posto che occupa nel nostro calendario si basa probabilmente su un equivoco storico. Alcuni la fanno risalire all’incendio che nel marzo del 1911 sterminò gli operai della Triangle Shirtwaist Company, una fabbrica di camicie di New York che giustappunto impiegava in maggioranza donne. Altri la vogliono ascrivere alla ricorrenza dell’8 marzo 1917, giorno in cui le donne di San Pietroburgo andarono incontro ai cosacchi dello Zar aspettandosi di essere massacrate, un destino comunque non molto peggiore rispetto alla morte per fame imminente, nella Russia messa in ginocchio dalla Grande Guerra. Andò bene, i cosacchi non caricarono, il regime zarista era agli sgoccioli anche per loro. Cominciò la rivoluzione russa, ma quella data fu consacrata anni dopo come la Giornata Internazionale della Donna.

Ma è sul significato di questa festa che si è creato fatalmente l’equivoco più grande, più mistificante. E’ il giorno – così sembra – in cui abbiamo qualcosa da farci perdonare dalle nostre donne, e per questo ci presentiamo a casa con il mazzolin di fiori. Poi da domani, business as usual. Chi maltratta riprende a maltrattare, chi discrimina a discriminare, chi stupra a stuprare.

mimosa-160308-001 (1)Le stesse donne ci mettono del loro, cercando nella loro rincorsa ad una parità dei diritti apparente e non reale di assomigliare sempre di più all’archetipo maschile, perdendo di vista il loro femminino. Acquisendo gli aspetti peggiori della competitività tipica del mondo del lavoro maschile e lasciandosi dietro alcuni di quelli migliori tipici della sensibilità femminile. Oppure virando decisamente verso un uso improprio dei doni elargiti da Madre Natura a fini di carriera.

Le icone della generazione femminile che lottava per la liberazione sessuale e l’emancipazione da una condizione subalterna rispetto al genere maschile erano tutte donne che avevano messo in mostra soprattutto la testa: madame Marie Curie, Maria Montessori, Rita Levi Montalcini, Florence Nightingale, Nilde Iotti. Le icone di una generazione ormai omologata alla degenerazione dei valori allo stesso pari dell’altro sesso, più che liberata ed emancipata, sono donne che hanno avuto bisogno di mostrare qualcos’altro, perché altrimenti ben altre teste sarebbero al loro posto. I modelli ormai sono Maria Elena Boschi, quando va bene, o Asia Argento quando è andata peggio.

E comunque, se rapportiamo il discorso all’intera popolazione mondiale, la festa dell’8 marzo e del rametto di mimosa costituisce un fenomeno di nicchia. I tre quarti del mondo vive ancora in condizioni normali di arretratezza spaventose, quando non addirittura rese infernali da guerre e fanatismi religiosi. Di quei tre quarti, la metà abbondante costituita dalle donne vive – da un punto di vista dei diritti personali – in uno stato di medioevo barbarico senza alcuna speranza di redenzione. Sottomesse ad una cultura (così insistiamo a chiamarla, cultura) indegna e immutabile come le caste indiane, prima ancora che alla controparte maschile appena un po’ meno abbrutita e brutalizzata per il fatto di poter almeno guidare una macchina (quando la possiede) o uscire in strada senza la scorta/supervisione di nessuno.

Questo è il mondo che l’8 marzo festeggia questa ricorrenza, oppure ne ignora completamente l’esistenza.

08/03

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