Tav, i costi della modernità

di Federico Torri

tav-190106-001È cronaca di questi giorni lo scontro nella maggioranza di governo sulla questione Tav. Da un lato di Maio e di Battista che inneggiano Finché ci sarà il Movimento 5 stelle al governo la Tav non ha storia, dall’altro Salvini che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro e sospendere i cantieri. Sicuramente un nodo cruciale da risolvere, sul quale si basa anche la stabilità del governo.

Nella confusione di argomentazioni puramente propagandistiche e luoghi comuni che sentiamo ogni giorno, vediamo di fare un po’ di chiarezza. Ad oggi è stato scavato il 15,5% delle gallerie previste per l’opera, ovvero circa 25 km di 162 km totali. La spesa complessiva per l’Italia è di 4,7 miliardi di euro, dei quali quasi la metà impegnati; nel caso l’opera non venisse terminata andrebbero sprecati e potrebbero esserci richiesti dall’Unione Europea. A questi si aggiungono i contratti attivi per circa 1,3 miliardi di euro, che anche essi comporterebbero penali. A conti fatti, conviene più finirla che fare marcia indietro.

Il dato da cui partire è che la nostra rete autostradale è satura, l’ampliamento e la modernizzazione della attuale rete ferroviaria permetterebbe un canale diretto con l’Europa. Le infrastrutture sono necessarie sia per la competitività del Paese sia per reagire agli ultimi dati sul PIL che mostrano cenni di sofferenza. Ultima osservazione, non meno importante, riguarda l’inquinamento. La Tav permetterebbe di abbattere drasticamente le emissioni di CO2 rispetto al trasporto su gomma, aggiungendo anche l’effetto di una minore congestione stradale.

Federico Torri

Nato a Prato nel 1990. Studente di Ingegneria civile presso l'Università di Firenze.


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