Il Savonarola a Prato, storie di ordinaria eccezionalità

di Arianna Pierattoni

Girolamo Savonarola

Girolamo Savonarola

Sono convinta che Prato sia una città piena di cose eccezionali; nel senso letterale del termine, cioè piena di cose insolite e singolari. Ci penso ogni qualvolta mi capita di scoprirne una nuova: situazioni, oggetti, personaggi che hanno una rilevanza nazionale (talvolta anche internazionale) e che, inaspettatamente, con Prato hanno qualcosa a che fare.

Ad esempio: il Savonarola, fra Girolamo Savonarola, che è nato a Ferrara, che è passato alla storia per aver, da Firenze, scosso le coscienze di molti cristiani e per aver riformato l’ordine domenicano, a Firenze è anche morto, sul rogo per supposta eresia; cosa potrà mai aver a che fare un personaggio di tale calibro con un piccolo centro abitato del contado fiorentino come Prato?

Qualcuno potrebbe rispondere che a Prato il Savonarola venne nel 1496 per predicare – nel convento di San Domenico – lasciando un notevole influsso della sua travolgente predicazione sulla spiritualità e la vita religiosa cittadina. Va bene, ma non è abbastanza.

Per quanto i fiorentini si fossero preoccupati di non lasciare alla folla alcuna possibile reliquia di colui che era stato dichiarato eretico dalla Santa Sede ma che per altri era alla stregua di un Santo Martire, qualcosa, pare, andò storto e due preziose reliquie si salvarono dal rogo. Un dito – che, si dice, rimase teso verso l’alto in segno di monito contro il giudizio divino – e il collare del supplizio, un cappio in ferro che servì per sorreggere il corpo ormai esanime del frate.

Indovinate dove sono finite queste preziose, uniche reliquie? Proprio a Prato. Precisamente nel Monastero di San Vincenzo Ferrer dove una fervente devota del Savonarola – Santa anche lei e compatrona di Prato pur essendo nata fiorentina – Santa Caterina de’ Ricci – le aveva raccolte e gelosamente conservate. Le reliquie si trovano ancora nel monastero e sono ancor oggi gelosamente conservate dalle monache che raramente le mostrano.

La prossima occasione per vederle sarà durante la visita che l’Associazione ArteMìa organizzerà al monastero domenica 3 Marzo; una visita che partirà dalla chiesa dove è conservato il corpo di Santa Caterina de’ Ricci ma che comprenderà anche gli spazi riservati alla monache: il coro, la Cappella della Madonna dei papalini e alcune celle al primo piano.

La prenotazione è obbligatoria e può essere fatta scrivendo una email a info@artemiaprato.it, oppure telefonando al numero 3405101749.

Commenta l'articolo

Potrebbe interessarti anche ...