PD, il disprezzo per la volontà popolare

di Mr. Bloogger

Fiano lancia il testo della legge finanziaria contro il sottosegretario leghista Garavaglia

Fiano lancia il testo della legge finanziaria contro il sottosegretario leghista Garavaglia

L’anno che sta per concludersi è stato quello che ha visto, tra le altre cose, il culmine ed il termine delle celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale. Nei prossimi, la ricorrenza successiva sarà quella dell’avvento del Fascismo in Italia. Forse è quella, meramente didattica, la ragione della bagarre inscenata nell’aula parlamentare e nelle piazze dal partito che chiama se stesso democratico in occasione del voto definitivo sulla manovra finanziaria. A Montecitorio, è il facciaferoce Emanuele Fiano, già campione dell’antifascismo per decreto, a consegnare se stesso ed il suo partito all’archivio storico fotografico parlamentare e a spiegare in modo più eloquente di mille parole come una dittatura possa instaurarsi in un paese democratico per via assolutamente legalitaria.

Nelle piazze, il discorso è diverso. La gente che si raduna sotto i megafoni degli improbabili e poco carismatici Delrio ed Orfini è tanta soltanto nell’immaginazione di coloro che vorrebbero scatenare ben altra bagarre e ben altre folle oceaniche, e nella narrazione della stampa a costoro asservita. Berlusconi che promette gilet azzurri a partire da lunedi prossimo fa tenerezza quanto e come quei megafoni. Ci avessero detto che il PD sarebbe stato rimpinguato dalla pattuglia di Forza Italia guidata dal Big Jim di Arcore non ci avremmo creduto, non più di quanto agli Ufo nell’area 51. E invece….

E’ stato un anno fatidico. Di quelli che resteranno come spartiacque del cambiamento epocale, come il 1848, o il 1968. E’ stato l’anno in cui, anche in Italia, perfino in Italia, il popolo ha tentato di riprendersi quel potere che alcune èlites politico finanziarie gli stavano sottraendo da una decina di anni a questa parte.

Graziano Delrio e la “oceanica” manifestazione da lui convocata fuori di Montecitorio

Graziano Delrio

Il governo gialloverde scaturito dalle elezioni del 4 marzo allinea l’Italia ai paesi che guidano la rivolta contro Maastricht e l’Europa bancaria. La nostra penisola aveva abituato tutte le attuali potenze europee e non a presentarsi nuovamente come terra di facile conquista, come al principio del XVI secolo. A partire dalla formazione di quel governo che il presidente della repubblica ha nominato obtorto collo e contro cui le opposizioni hanno scatenato una gazzarra indegna tale da far impallidire quella messa in atto un secolo fa da Mussolini, per di più fiancheggiate a tratti da soggetti istituzionali come una parte della magistratura ed una parte del mondo dell’informazione, l’Italia si è posta invece alla guida del cambiamento storico, radicale che due terzi di Europa ormai aspetta e che l’altro terzo paventa.

La manovra finanziaria che ieri è diventata legge, a Roma come a Bruxelles, dice che un paese è e resta sovrano a condizione che lo voglia veramente, ed a prescindere dalle politiche economiche che vuole adottare. La finanziaria 2019 viene approvata il 29 dicembre, come quella 2018. La differenza è che l’anno scorso l’opposizione si comportò da componente civile di una istituzione democratica, quest’anno il PD rischia di riportare alla memoria i comportamenti delle squadracce fasciste (e dei loro fiancheggiatori) di un secolo fa più di qualsiasi documentario o di qualsiasi rievocazione storiografica. La sua non accettazione, il suo disprezzo per la volontà popolare è un qualcosa che resterà sicuramente nella memoria collettiva, che la manovra finanziaria funzioni o meno.

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