Risaliti: «La totale mancanza di cultura continua a massacrare il Teatro Metastasio»

di Redazione

teatrometastasio-181130-001«Rinnovato pochi giorni fa, ovvero riconfermato quasi in toto, il cda della Fondazione Teatro Metastasio: unica novità la nomina da parte della Regione di Gabriele Zampini al posto di Roberta Betti (Politeama Pratese). Fin qui nulla di nuovo, la ri-nomina del cda per altri quattro anni segue la conferma dell’attuale direttore. L’atto, legittimo come da statuto, dell’assemblea dei soci (Comune e Provincia di Prato, Regione Toscana) giunge praticamente alla scadenza del mandato della giunta Biffoni: è un atto opportuno, oppure sarebbe stata più idonea una proroga tecnica di tutti gli organi fino a dopo le elezioni amministrative? Domanda di non semplice risposta in assenza di un’attenta analisi dell’attività del Teatro cittadino negli ultimi cinque anni.

L’appena confermato o quasi cda venne nominato per la prima volta nel settembre del 2014, con alla guida del comune la giunta Biffoni, fresca della vittoria elettorale. Il presidente della Fondazione Metastasio mantenne fino all’ottobre 2015, quale direttore generale, ovvero amministrativo ed artistico, quello nominato dalla giunta Cenni e dal suo predecessore alla guida del medesimo Ente. Da tale data si insedierà il nuovo direttore amministrativo che, in base alla riforma voluta dal Ministro Franceschini, non sarebbe potuto essere un regista. Infatti alla Pergola, perché sono più svegli e già da prima della riforma, c’erano e ci sono tutt’oggi il regista Gabriele Lavia quale direttore artistico ed il D.G. Marco Giorgetti. Solo dall’inizio del 2018, anche il Metastasio ha un consulente artistico, il regista Massimiliano Civica, del quale si avvale il direttore generale.

Questa la stringata storia amministrativa recente del Teatro Metastasio. E la storia artistica? Come dicevo, il precedente direttore è rimasto in carica fino all’autunno del 2015 quando, vanificati da scellerate scelte politiche i suoi sforzi per far ottenere al Metastasio la qualifica di Teatro Nazionale, gli fu dato il benservito. L’ultima stagione che porta la sua firma è quella 2015-2016. Dalla stagione 2016-2017 ad oggi il nuovo direttore ha firmato tre stagioni teatrali, l’ultima (2018-19) con la consulenza di Civica.

Analizzando i risultati delle due direzioni balzano agli occhi alcuni dati significativi ed inequivocabili. Per prima cosa l’incremento dei contributi generali (comune, regione e ministero) con una variazione in aumento nel 2017 di circa 1,7 milioni di euro a favore dell’attuale gestione. Di contro si ravvisa la contrazione delle produzioni esclusive del teatro che si è rifugiato nelle coproduzioni. Altra contrazione evidente è quella degli incassi da biglietti ed abbonamenti e da introiti per spazi pubblicitari con un decremento di 120 mila euro. Le spese generali sono aumentate nel totale di quasi 400 mila euro, ma diminuite alla voce produzioni. Cosa le ha fatte comunque aumentare? Le spese per stipendi e salari oltre agli oneri sociali e Tfr.

Analizzando gli ultimi bilanci si nota un disavanzo pesante nel 2016 per oltre duecentomila euro, ripianato dall’utile di esercizio di pari importo del 2017: in questo caso dobbiamo dire che l’attuale direttore è bravo a far di conto. Però che cosa ha fatto contrarre la presenza di pubblico, soprattutto tra gli abbonati e fuggire a rotta di collo gli sponsor? Risposta che forse risiede nel gradimento dell’offerta artistica dei cartelloni annuali? Oppure nella gestione non oculata di spettacoli che riscuotono successi di critica e pubblico, con registi di grido ed attori quotati ma che sono lasciati nei magazzini del teatro e non fanno tournee?

A questo punto, visti i risultati degli esercizi finanziari e tralasciando – o forse no – il rendimento artistico, è evidente come il rinnovo delle cariche risulti una forzatura degna di un regime traballante. Non sarebbe stato meglio prorogare ed attendere che le imminenti elezioni amministrative producessero un nuovo sindaco, una nuova giunta e soprattutto un nuovo assessore alla cultura? Invece niente, arroganza politica, miopia e la più totale mancanza di cultura continuano a massacrare il Teatro Metastasio dopo la rinuncia al Nazionale. Così chi arriverà a giugno del 2019 – di qualunque colore politico esso sia – si troverà un Metastasio immobile e relegato a salotto buono per pochi intimi, purtroppo e come del resto per tutte le altre eccellenze culturali cittadine: Pretorio, Pecci e Museo del Tessuto» Francesco Risaliti, architetto.

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