Nuovo ospedale, vecchi metodi

di Tommaso Cocci

Prato - Ospedale Santo Stefano

Prato – Ospedale Santo Stefano

È doloroso osservare come una classe dirigente, non solo politica, riesca a dividersi anche su un diritto fondamentale. La salute dei cittadini non dovrebbe essere il campo di battaglia per uno scontro permanente tra fazioni, ma il primo punto pratico d’incontro tra idee diverse. Eppure siamo sempre qui a raccontare le vicende che accompagnano il Nuovo ed il Vecchio Ospedale di Prato.

Una sera di qualche anno fa, chi scrive si rivolse personalmente ad un’addetta alla Sanità toscana chiedendole ragguagli in merito al progetto per il nuovo ospedale. La sua risposta scocciata spiegava con tono saccente che esistono dei master universitari di pianificazione, programmazione e progettazione dei sistemi ospedalieri e socio-sanitari e su questi argomenti non si poteva discutere per sentito dire.

Il canovaccio per anni è stato sempre il medesimo. Qualsiasi rilievo, o peggio critica, al progetto del Nuovo Ospedale di Prato era solo il brontolio di una manica di ignoranti. Adesso però la struttura è costruita ed emergono tutte le sue criticità, nonostante il silenzio a cui sembra siano stati consegnati tutti gli operatori sanitari.

I posti letto mancanti sono ormai una realtà acclarata. Questo di per sé sarebbe un problema sufficiente per far gridare allo scandalo, data la modernità della struttura.

Purtroppo i problemi non si esauriscono qui. Mancano spazi per il personale sanitario; la privacy è inesistente dato anche l’uso massiccio di divisori in semplice cartongesso; la segnaletica interna è assolutamente non intuitiva e crea enormi disagi a tutti gli utenti, soprattutto agli anziani. Anche il parcheggio mostra deficit per la mancanza di posti, soprattutto per i dipendenti.

Infine il gesto irriguardoso di far mettere la pizzeria vicino ai pazienti che fanno chemioterapia. È noto, non serve una laurea, né tantomeno un master, per sapere che la cura chemioterapica ha tra i suoi effetti collaterali la nausea. Sembra che, data la vicinanza con la pizzeria, i pazienti abbiano delle nausee acuite dagli odori di cibo.

Sempre in materia oncologica si lamenta il fatto che non sia stato sufficientemente valorizzato il suo reparto, che rimane un’eccellenza territoriale. Ci è stato inoltre segnalato che la Chirurgia non possa lavorare a pieno regime, in quanto spesso viene a contrarsi il numero dei posti letto disponibili. Difatti pare che quando siano finiti i letti nel reparto di Medicina Generale e siano esaurite le barelle del Pronto Soccorso, i pazienti arrivati d’urgenza siano posizionati temporaneamente nel reparto di Chirurgia. In questo modo si causano disagi a catena sugli interventi programmati nel reparto chirurgico poiché manca materialmente il posto per sistemare i degenti che sono in lista d’attesa.

Per quanto riguarda invece la struttura del Vecchio Ospedale Misericordia e Dolce, ormai il progetto del Parco Urbano procede a tutta velocità. Una grande spianata, niente deve rimanere della struttura, neppure le parti più moderne. Purtroppo la voglia di realizzare grandi interventi urbanistici, con manovre degne di un elefante in una cristalleria, prevale sempre rispetto a dei ponderati e meno costosi interventi di conversione e riutilizzo delle strutture esistenti.

Alla fine, tenuto conto di tutti gli interessi in gioco, forse l’unica soluzione praticabile potrebbe essere la costruzione di una ulteriore palazzina sanitaria vicina al Nuovo Ospedale. Un altro po’ di cemento ed un altro po’ di soldi pubblici buttati al vento, però il problema dei posti letto deve essere risolto e sembra che nessuno voglia mollare il progetto del Parco Urbano. Allora ben venga anche la nuova palazzina, anche se vi sono ancora degli interrogativi riguardo le coperture finanziarie.

È datata 7 Febbraio la lettera del toscanissimo e renzianissimo Ministro Lotti, in cui assicura al Sindaco Biffoni che il progetto dell’ampliamento verrà finanziato dal Governo e dalla Regione Toscana. Si spera soltanto che tutte queste dichiarazioni d’intenti non seguano il medesimo iter dei progetti di raddoppio del nodo del Soccorso. Soprattutto, che l’aria di elezioni e di possibile congresso PD non abbia dei riflessi su questi finanziamenti.

A conclusione, una curiosità, per esaudire la quale non vi è necessità di coperture finanziarie: sarebbe interessante sapere precisamente dove i dirigenti della sanità toscana hanno frequentato quel benedetto master universitario in progettazione ospedaliera.

 

Tommaso Cocci

Nato l’11 aprile 1991, laureato in Giurisprudenza all’Università di Firenze e praticante legale. Appassionato da sempre di politica e tematiche pubbliche.


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